Il lavoratore può sempre riscattare i contributi non versati. Il chiarimento dell'Inps

Il soggetto può ottenere la rendita vitalizia anche se il termine di prescrizione per esercitare il diritto di ottenere la rendita era già scaduto

Il lavoratore può sempre riscattare i contributi non versati. Il chiarimento dell'Inps
00:00 00:00

Il lavoratore che ha subito omissioni nei versamenti dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro ha ora la possibilità di regolarizzare la propria posizione anche dopo il termine della prescrizione. Questo avviene attraverso il pagamento diretto dei contributi non versati all’Inps, con l’obiettivo di ottenere la rendita vitalizia per i periodi di contribuzione mancanti. Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

La misura

Questa opportunità è stata introdotta dalla legge n. 203 del 2024, che ha modificato la normativa esistente per rispondere alle esigenze di quei lavoratori che, pur avendo prestato attività lavorativa, non hanno visto correttamente versati i contributi previdenziali dal proprio datore di lavoro. La legge, quindi, crea un nuovo strumento di tutela per il lavoratore, rendendo possibile la regolarizzazione anche quando i contributi sono ormai prescritti.

I contributi omessi

Con l'entrata in vigore della legge n. 203 del 2024, il lavoratore, e i suoi superstiti in caso di decesso, acquisiscono un nuovo diritto esclusivo. Possono chiedere la costituzione della rendita vitalizia anche per i contributi omessi dal datore di lavoro e ormai prescritti. In pratica, se un datore di lavoro non ha versato i contributi dovuti per il lavoratore, quest'ultimo ha ora la possibilità di sanare la sua posizione direttamente con l’Inps, assumendosi integralmente l'onere del pagamento dei contributi mancanti per ottenere la rendita vitalizia. È importante sottolineare che l’onere di coprire i costi del versamento e del calcolo della rendita rimane a carico del lavoratore stesso, il quale non può avvalersi dell’intervento diretto del datore di lavoro.

La modifica

La modifica apportata riguarda l'articolo 13 della legge del 1962 sulla rendita vitalizia, introducendo un settimo comma che stabilisce una nuova modalità per la costituzione della rendita, anche in caso di prescrizione. In sostanza, questo nuovo comma permette al lavoratore di richiedere la rendita vitalizia anche se il termine di prescrizione per esercitare il diritto di ottenere la rendita era già scaduto. Questo diritto non è subordinato ai tempi di prescrizione previsti per la richiesta della rendita da parte del datore di lavoro o del lavoratore stesso in sostituzione del datore di lavoro, ma si applica esclusivamente in capo al lavoratore. Questo rappresenta un significativo passo in avanti nella tutela dei diritti previdenziali dei lavoratori.

Il chiarimento dell'Inps

Secondo quanto chiarito dall’Inps, la possibilità di attivare la rendita vitalizia, anche dopo la prescrizione, si applica esclusivamente al lavoratore.

Non si tratta di un diritto che può essere esercitato per sostituire il datore di lavoro, ma piuttosto di una richiesta che nasce esclusivamente dal lavoratore stesso, una volta che il diritto di ottenere la rendita è prescritto per entrambi le parti. Il lavoratore può chiedere direttamente all’Inps la costituzione della rendita vitalizia, purché siano scaduti i termini di prescrizione sia per il datore di lavoro che per il lavoratore stesso.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica