PUNTI DI FUGA

Uno dei più famosi giornalisti italiani, pochi giorni fa, su un grande quotidiano, ha fatto scempio del concetto di libertà di educazione parlando di scuola libera come scuola settaria, in cui vige una visione ideologica e mistificata della storia, dell’italiano, delle scienze. Si tratta di una posizione purtroppo assai diffusa in alcuni ambienti intellettuali, posizione che, sostenendo il modello di scuola centralista, burocratica e falsamente neutrale, deve dimenticare che proprio tale modello ha fatto scivolare la scuola italiana al 33° posto tra i Paesi Ocse per la qualità. Dal test internazionale Ocse-Pisa emerge come il nostro sistema scolastico abbia portato a casi di analfabetismo di ritorno e sia incapace di contrastare il livello crescente di disinteresse degli studenti, mentre cresce il numero dei ragazzi che interrompono l’iter scolastico prima che sia completato (drop-out). A fronte di questa situazione le scuole libere sono i luoghi di settarismo ideologico descritti dal grande giornalista? La miglior risposta sta nei molti avvenimenti positivi in atto, espressione della libertà di educazione. Ne ricordiamo uno per tutti, a titolo di esempio metodologico relativo al tema del drop-out. Lunedì 25 febbraio si è svolto a Padova un convegno di presentazione del progetto Nuvola realizzato da Ca’ Edimar, realtà del privato sociale fortemente impegnata nella formazione professionale, con la collaborazione di alcuni imprenditori padovani. Il progetto è dedicato all’inserimento nel mondo del lavoro di ragazzi con difficoltà o reduci da insuccessi nel mondo del lavoro. L’educazione non avviene solo tramite percorsi teorici, ma attraverso un’esperienza che i ragazzi «provano» in un ambiente di lavoro (il capannone New Labor che ospita una vera e propria impresa), gestito con le regole del lavoro, ma permeato di forte sensibilità educativa.
Alcune esperienze raccontate sono davvero sorprendenti. Un ragazzo russo figlio adottivo di una famiglia del Trevigiano, che arriva a Ca’ Edimar dopo un’esperienza fallimentare, sia scolastica che lavorativa, al termine del percorso di inserimento lavorativo, decide di tornare a casa, va ad abitare da solo e inizia a lavorare in azienda. Si potrebbero raccontare mille altre storie non casuali: chi educa in questa strana scuola professionale sa ascoltare, correggere, insegnare un mestiere ai giovani, e sa aiutare le famiglie sfiduciate nel loro compito educativo. È un esempio fra i moltissimi in Italia che mostra come proprio il vivere fino in fondo un ideale, come quello cristiano per Ca’ Edimar, rende efficace l’istruzione, permette un cammino educativo, riapre alla vita chi la scuola burocratica, falsamente neutrale e incapace di educare, aveva espulso.

Con buona pace dei benpensanti ideologici, le dinamiche di appartenenza a ideali di vita amplificano creatività e costruttività, secondo un processo formativo inarrestabile che schemi mentali e leggi soffocanti e retrograde possono solo, colpevolmente, ritardare.
(*) Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

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