Acrab, il sogno di una vita diversa che nasce dal sacrificio estremo

Esce il secondo capitolo del fantasy "La saga del dominio" di Licia Troisi

Acrab, il sogno di una vita diversa che nasce dal sacrificio estremo

I monaci del Consiglio erano tutti lì schierati. Katifa sentiva i loro sguardi puntati su di sé, accusatori e disgustati. Eppure la stessa Simgez le aveva detto che uno di loro la andava a trovare spesso quando era giovane. Tutti sapevano che il voto di castità era il più disatteso. Ma l'importante era trasgredire nell'ombra. Il suo peccato non era stato quello di soggiacere ai desideri della carne; era stato sognare una vita diversa, amare il suo bambino e decidere di tenerlo.

Il Padre Comune si fece avanti e si fermò di fronte a Philagrios. Era un vecchio con la schiena ingobbita, il volto rugoso e il capo rasato coperto da una rete di tatuaggi così fitta e antica che ormai i disegni erano pressoché illeggibili. Rimase immobile davanti al ragazzo a lungo, scrutandolo con occhi neri come pozzi.

«Sei consapevole che il voto che hai preso è sacro?»

Philagrios iniziò a singhiozzare. «Sì, maestro».

«E allora perché hai trasgredito?».

Il ragazzo cercò di rispondere, ma il suo maestro lo interruppe. «È giovane e ha compiuto un grave errore» disse con voce salda e sicura. A differenza del suo allievo, sembrava controllare perfettamente la situazione. «Ma voi sapete come sono queste ragazze, le arti che sanno mettere in campo per irretire un giovane ingenuo...».

Katifa avrebbe voluto dire che era stato Philagrios a farsi avanti la prima volta, che lei non aveva mai fatto nulla per irretirlo, ma sapeva che non sarebbe servito a nulla. La vita di un monaco vale molto, in un monastero, quella di una serva qualsiasi non è nulla.

Il Padre Comune si fermò allora davanti a lei. Il suo sguardo era così penetrante che si sentì nuda sotto di esso. «Volevi solo soddisfare la tua lussuria? Oppure speravi di ricattare Philagrios? Volevi costringerlo a portarti via? Immaginavi che si sarebbe fatto carico di te e del tuo figlio bastardo?».

Katifa rimase a testa bassa, ma non pianse. Non voleva dare a quell'uomo questa soddisfazione. Provava pena per Philagrios e le sue lacrime da moccioso debole e vigliacco.

«Non avrai nulla di tutto questo, ne sei consapevole?», Poi il vecchio si girò verso Philagrios. «Non c'è più posto per te qui» disse duro. «Andrai in un altro monastero e lì resterai novizio, senza possibilità di accedere all'ordine».

Philagrios si portò le mani al volto e pianse senza ritegno.

Il Padre Comune tornò a rivolgersi a Katifa. «Tu e il tuo bambino, invece, verrete abbandonati nel bosco».

Quella era ben più che una punizione. I novizi, per accedere all'ordine, dovevano trascorrere un anno nel Bosco dell'Ombra; la maggior parte di loro non ce la faceva, moriva di stenti o uccisa dai daralmek, i terribili Draghi Arborei che popolavano quel luogo. Lei non aveva alcuna possibilità di uscirne viva.

«Mi state condannando a morte!» protestò, mentre il vecchio se ne stava già andando, seguito dai monaci del Consiglio. «E assieme a me state condannando una creatura innocente!».

«Dovevi pensarci prima di aprire le gambe» disse il Padre Comune.

Due monaci la afferrarono. Aveva pochi secondi in cui giocarsi la propria vita e quella del bambino. Si guardò intorno come una bestia in gabbia, e i suoi occhi incrociarono quelli del figlio.

E decise.

«Voglio consacrarlo a Urak!».

Il Padre Comune si fermò.

«Voglio consacrarlo a Urak!» gridò Katifa e non smise fino a quando qualcuno la colpì al volto con un manrovescio.

Il silenzio era assoluto.

Il Padre Comune si girò e tornò verso di lei. «È figlio del peccato».

«Espierò per lui» disse Katifa con sicurezza.

Simgez, accanto a lei, scosse la testa in segno di disapprovazione.

Il Padre Comune le si fece più dappresso, fin quasi a sfiorarle il volto col naso. «Questo non ti salverà».

«Ma salverà lui».

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