Intervista agli ATPC: "Il nuovo album e vent'anni di passione"

Il loro ultimo progetto ha un titolo che è tutto un programma: Veramente. Genuino e libero dai cliché, è il sunto di vent'anni di rap e passione per la musica. Con un piccolo aiutino di Marco Travaglio

Intervista agli ATPC: "Il nuovo album e vent'anni di passione"

Vent'anni di carriera alle spalle, trascorsi sui palchi più o meno misconosciuti del rap italiano, i torinesi ATPC hanno ancora qualcosa da dire.

Il loro nuovo album, Veramente (negli store digitali il 18 febbraio e il 22 disponibile anche in formato fisico), è il sunto di una passione che li ha spinti attraverso fasi musicali diverse, per approdare al 2013 con la voglia di realizzare un prodotto il pù possibile genuino. Abbiamo parlato del loro progetto con Rula, uno dei due membri del gruppo.

Partiamo dai fondamentali. Chi sono gli ATPC?

Sono un gruppo hip-hop italiano. Siamo in due. Io sono Rula, per l'anagrafe Filippo Brucoli. Poi c'è Sly (Gianluca Correggia).

Siamo entrambi di Torino e calchiamo i palchi da almeno vent'anni. Chi ci segue dai primi passi ci ha conosciuto prima come Alta Tensione, poi col tempo il nome si è trasformato in ATPC, l'acronimo di Alta Tensione Produzioni Clandestine.

Vent'anni sono tanti. Oggi per un ragazzino provare a mettere insieme due rime non è poi così strano. Nel vostro caso, chi ve l'ha fatto fare di avvicinarvi al rap?

Gli ATPC sono nati soprattutto a causa di una passione per una musica e una cultura che ai tempi erano ancora assolutamente sconosciute. Non si capiva bene nemmeno cosa significasse "hip-hop", che messaggi ci fossero dietro. In molti casi c'era quasi un "velo di terrore" per un qualcosa che arrivava direttamente dai ghetti delle grandi città statunitense.

Abbiamo provato a fare nostra una cultura che non era solo americana: l'hip-hop ha un respiro internazionale. L'innamoramento è durato vent'anni e nel 2013 siamo ancora sopra un palco a proporre un suono e un modo di vivere la realtà.

Perché proprio l'hip-hop?

All'inizio volevamo soprattutto distinguerci dalla massa. Siamo andati a cercare qualcosa di ancora non molto chiaro. Lo abbiamo fatto nostro e abbiamo cercato di diffonderlo.

Sia la musica che il codice di abbigliamento tipico dell'hip-hop per la realtà italiana erano sconcertanti. La gente ti guardava e si chiedeva onestamente cosa avessi in testa. Considera che la prima volta che mi videro girare per strada con un cappellino, un passante mi fermò per chiedermi dove vedevo il sole.

Al giorno d'oggi parliamo di sicuro di un genere che è diventato anche moda, di massa. E ci fa anche piacere, per carità. Purché si preservi un minimo il messaggio. Il rischio è che si diluisca molto tutto.

È un gap generazionale che ritroviamo anche in Ognuno diverso, uno dei singoli estratti dal disco

È così. È inevitabile che ognuno porti avanti la sua idea di rap, con un background differente e una personalità propria. Non si può incanalare la creatività in percorsi precisi. Ma neppure dimenticarsi che alle spalle c'è una tradizione, un gusto maturato negli anni, che dà poi delle linee guida.

Senza nulla togliere a un po' di sperimentazione e senza voler fare troppa polemica: quando la roba è buona è buona, ma se fa schifo non vale la pena di ascoltarla e di supportarla.

Questa idea di genuinità nel vostro album riguarda anche le tematiche, non soltanto le sonorità

Il concetto è lo stesso. Veramente, il nostro album, parla di vita comune, della quotidianità di ogni giorno. Con un tessuto musicale che è quello tipico del rap. E che non regala neppure molto alla commerciabilità. Non snatura il suono che ci ha contraddistinto.

Per mettere insieme il sound di Veramente a chi vi siete affidati?

Per una volta abbiamo scelto di affidare la parte musicale ad altri, "appaltandola" alla créme dei produttori rap italiani. Abbiamo cercato di creare qualcosa di eterogeno, pur rimanendo coerenti con il nostro stile. Abbiamo chiamato a produrre Dj Shocca, Bassi Maestro, Michel e Dj C.I. dei Metrostars e un altro svizzero, Dj Sid. Pensandoci abbiamo attinto molto alla Svizzera. C'è gente in gamba.

Parliamo di Sangue, un altro dei singoli. Per realizzarlo avete collaborato con Bunna degli Africa Unite, Nitto dei Linea 77, Luca Morino dei Mau Mau...

Abbiamo cercato di incorporare più esperienze diverse. È sempre stato un nostro puntiglio cercare di condividere e confrontarsi con situazioni distanti dalla nostra. Abbiamo chiamato una flotta di validi artisti torinesi, dandogli delle linee guida, ma lasciando estrema libertà.

Non così scontato

E neppure così facile (ride). Mettere insieme così tante teste è stato un lavoro non da poco.

Nello stesso brano - sorta di denuncia del macabro esibito sui media ad ogni costo - c'è una piccolo passaggio affidato a Marco Travaglio

Senza nulla togliere agli altri artisti, è il pezzo forte di Sangue. Gli abbiamo affidato una parte quasi recitata, che fa da riassunto al significato del brano. La sua presenza ci ha anche aiutato a fare arrivare il messaggio il più lontano possibile.

In Veramente c'è un brano che si intitola Meglio fare il dj. Tu fai il rapper, metti i dischi, negli anni hai fondato anche un'etichetta indipendente

Il leit motiv è sempre quello dell'hip-hop. Negli anni sia io che Sly ci siamo dilettati in vari ruoli. Io metto i dischi da tempo, lui ha continuato a dipingere e dedicarsi anche ai graffiti.

Anche l'etichetta discografica, la Suite, è stata una bellissima esperienza, che in parte continua, visto che il nostro disco è autoprodotto. Ha preso il via in tempi non sospetti, quando le label indipendenti nel nostro settore non erano molte. Proprio perché l'hip-hop ha un andamento ciclico. Quando passa di moda, chi ne fa parte da sempre cerca di tenere viva la scena musicale.

Dalla vostra Suite Records sono usciti anche alcuni artisti che stanno facendo un percorso importante. Penso soprattutto ad Ensi, ma anche a dischi come quello dei Onemic, che a livello più underground ha avuto un ruolo fondamentale

Sicuramente. Ensi in particolare è un personaggio che ammiriamo molto. È un artista che può portare avanti molto bene il discorso hip-hop in Italia. Non vorrei esagerare, ma lo abbiamo un po' anche cresciuto ed è un rapper molto valido.

Chiudiamo con due domande rapide. Un artista che vuoi consigliarci e uno che andrebbe riscoperto

Io spezzo sempre una lancia a favore di Maxi B. Fa rap molto bene, esprimendo bei concetti. Arriva molto bene agli ascoltatori.

E lavora in modo molto professionale, che dal mio punto di vista è assolutamente importante. Scelgo decisamente lui.

Da riscoprire ci sono tanti artisti, che hanno un po' mollato e potrebbero recuperare diverse posizioni. Con l'approccio giusto si possono ottenere molte soddisfazioni.

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