Addio a Gerd Müller, leggenda del Bayern Monaco e del calcio tedesco

Dopo una lunga malattia si è spento il leggendario centravanti tedesco, il bomber con la più alta media realizzativa di sempre

Addio a Gerd Müller, leggenda del Bayern Monaco e del calcio tedesco

Lutto nel calcio mondiale, è morto all'età di 75 anni Gerd Müller, storico attaccante del Bayern Monaco e della Nazionale tedesca.

Da sempre uno dei simboli del calcio tedesco, il centravanti di Nördlingen è sempre stato considerato tra gli attaccanti i più forti di tutti i tempi e i numeri sono tutti dalla sua parte. Centravanti d'area di rigore dalla statura minuta e dal fiuto del gol straordinario, Gerhard detto Gerd segnò 730 reti in 788 incontri, con la più alta media realizzativa di sempre (0,93 reti a partita). Venne ribattezzato prima "Bomber der Nation" ("Il cannoniere nazionale") e poi "Kleines dickes Müller" ("Il piccolo grasso Müller").

La carriera

Il Bayern lo aveva scovato nel nord della Baviera: da Nördlingen arriva nel capoluogo la voce di un ragazzino spietato sotto porta. Quando lo presentano all’allenatore Tschik Cajkovski, questi risponde:"Cosa me ne faccio di un tipo così sgraziato?". Lo lascia fuori per 11 partite, ma le sue caterve di gol nella squadra riserve e la pressione di molti dirigenti del club lo convincono a dargli una chance in prima squadra. Non ne uscirà più e nel giro di poche stagioni il Bayern Monaco diventerà la squadra più forte di Germania.

La sua consacrazione con la Germania Ovest arriva nel Mondiale del 1970. Le 10 reti nel torneo, in cui spicca la doppietta nella leggendaria semifinale persa contro l'Italia, gli varranno il titolo di capocannoniere e a fine stagione il prestigioso Pallone d'Oro. Da questo momento in avanti Gerd Muller diventerà l’imprescindibile terminale offensivo sulla quale Germania Ovest e Bayern Monaco costruiranno i loro successi. In Nazionale conquista gli Europei '72 e Mondiali '74. La finale mondiale con l’Olanda, decisa da un suo gol, sarà la sua ultima partita. Dissidi con la Federazione lo convinceranno a rinunciare per sempre alla maglia bianca della Germania Ovest, a neppure 29 anni.

Con il Bayern Monaco, insieme a Beckenbauer, Maier e Hoeness arrivano tre Coppe dei Campioni. Fu decisivo con la sua doppietta all'Atletico Madrid nella finale del '74 poi con il gol che stese gli inglesi del Leeds United nella finale di Parigi nel 1975. Alcuni dissapori con la dirigenza lo convincono ad accettare la proposta del Fort Lauderdale Strikers, squadra della nascente Lega Americana. In tre stagioni segna 40 gol, riuscendo anche a raggiungere la finale nel 1980, venendo però sconfitto dai Cosmos del suo ex compagno di squadra Beckenbauer. Nel 1982 si ritira dal calcio giocato.

Le frasi celebri

"Il gol è tutto. Il gol è ossessione prima ed è liberazione dopo. E poi ci sono quei 5 secondi dopo che la palla ha superato quella maledetta linea bianca. In quei 5 secondi non sai chi sei, dove sei o cosa stai realmente facendo. Quei 5 secondi sono stati la mia droga per più di 20 anni". Sono le parole con cui Gerd Müller descriveva la sua ossessione per il gol.

Il compagno di squadra Franz Beckenbauer assicura:"Era brutto da vedere, con quelle gambe corte e tozze e le spalle spioventi. Ma era veloce come un fulmine e saltava come un anguilla. Con lui non potevi distrarti un solo secondo". Sempre Kaiser Franz racconta di un curioso scambio di battute tra i due durante una partita in cui il Bayern stava soffrendo gli attacchi avversari."Ehi Gerd, non sarebbe male se rientrassi un pochino a darci una mano in difesa" gli gridò. "Certo quando tu verrai qua in attacco ad aiutarmi a fare qualche gol io verrò in difesa a darti una mano" fu la lapidaria risposta dell'attaccante.

Sono però le parole di Paul Breitner quelle che suggellano più di altre l’importanza e il valore di questo bomber leggendario:"Senza di lui non avremmo vinto nulla di quello che abbiamo vinto, al Bayern e in Nazionale. E per nulla intendo proprio nulla". Poi aggiunge: "Dove c’è la palla c’è anche Gerd Müller". Ecco forse era proprio questo il suo segreto.

La depressione e gli ultimi anni

È l'estate del 1992. Gerd Muller, il più grande centravanti della storia del calcio tedesco, è ormai da anni un alcolizzato. La depressione che lo ha colpito appena finita la carriera lo ha portato a cercare nell’alcol l'antidolorifico in grado lenire il dolore di una vita senza più il gol. Un giorno Beckenbauer, Maier e Rummenigge sono all’aeroporto di Monaco di Baviera, al ritorno da una trasferta con la squadra. Passano davanti al bar con le loro valigie e vedono un uomo, con la barba lunga, trasandato e in evidente stato confusionale. Sembra molto più vecchio della sua età ma lo riconoscono, è proprio il loro vecchio amico Gerd.

Da quel momento saranno loro ad occuparsi del compagno di tante battaglie, pagandogli il soggiorno in una clinica dove disintossicarsi dall’alcol e una volta uscito inserirlo nello staff del settore giovanile del Bayern. Qui lavorerà per oltre 20 anni, prima sul campo mettendo a disposizione la sua enorme esperienza per i ragazzi delle giovanili e in seguito come dirigente. Pochi anni fa, nel 2015, è il Bayern stesso ad annunciare che Der Bomber è affetto dal morbo di Alzheimer.

Gli ultimi anni li ha trascorsi in una clinica, faticava a riconoscere i vecchi compagni e ricordava molto poco

del suo grande passato. In un'intervista di qualche mese fa la moglie aveva rivelato: "Non mangia più. Dorme in attesa della fine". Ma i suoi gol leggendari resteranno per sempre nella storia del calcio.

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