Champions, lo Zenit fa uno sgambetto al Milan

Difesa incerta, attacco inconsistente: rossoneri ko. Abbiati nel finale evita il raddoppio. Spalletti va in Europa League. Berlusconi: "Balotelli? Non è un sogno"

Fallo evidente su Pazzini in area, ma l'arbitro non concede il rigore
Fallo evidente su Pazzini in area, ma l'arbitro non concede il rigore

Se per una volta l'effetto B non funziona come di recente, il tifo milanista può consolarsi perché egualmente da Silvio Berlusconi arriva una frase che vale una scossa e forse anche qualcosa di più. La dichiarazione è quella strappata dalle tv all'arrivo allo stadio del presidente già al mattino passato da Milanello per una visita lampo alla squadra e suona letteralmente così: «Balotelli un sogno? No, non è un sogno». Seguito da una garanzia sul futuro di Robinho: «Non andrà via». Le interpretazioni si sprecano ma conducono tutte alla stessa conclusione. L'affare Balotelli diventerà il tormentone del prossimo gennaio in salsa rossonera. Ne sentiremo parlare visto che le diplomazie sono già al lavoro. Alla fine della brevissima intervista sono due le notizie della sera che possono riscaldare il cuore dei pochi tifosi arrivati allo stadio (in maggioranza quelli targati San Pietroburgo): entrambe di calcio-mercato ancora lontano e tutto da inventare perché nel frattempo, come ricordano Allegri e Galliani, prima di inseguire sogni impegnativi bisogna provvedere a sfoltire la rosa. Che è cosa buona e giusta specie se si pesano le prestazioni dei rossoneri ammessi alla sfida finale di Champions quasi come un premio avendo necessità di far rifiatare i protagonisti della rimontina. Acerbi è uno di questi: il giovanotto che si lamenta («È sempre colpa mia» fa sapere al ritorno da Catania) per il trattamento ricevuto dalla critica non perde occasione per segnalare ritardi e imperfezioni stilistiche. Come in occasione del gol dello Zenit, nato da un rimpallo ma frutto del ritardo con cui si oppone alla stoccata di Danny. Nella circostanza può dividere le responsabilità in parti uguali con Abbiati, appena tornato dall'acciacco alla schiena e subito scoperto in ritardo di condizione. Consapevole del votaccio in arrivo, nella ripresa Acerbi si da una bella mossa e partecipa all'assedio milanista.

Anche Flamini si merita le censure pubbliche di alcuni suoi sodali i quali gli rimproverano la voglia di risolvere da solo e con tiri velleitari la sfida. A dire il vero non è che gli altri esponenti brillino in modo particolare: si esalta in qualche chiusura Zapata, De Sciglio è sempre il più promettente della combriccola a scodellare cross, Bojan si muove come una mosca dentro un bicchiere, sbattendo da una parte all'altra, Pazzini ha un paio di occasioni per sciogliere la ruggine dovuta anche alla lunga inattività. La conclusione è la stessa dei primi tempi della stagione: e cioè una grande fatica nell'allestire trame d'attacco. Allo Zenit basta una modesta organizzazione difensiva e una gamba leggera per raggiungere l'Europa league. Resiste la tradizione sciagurata dell'ultima sfida di Champions a qualificazione incassata: perso per strada un milione di euro, collezionata un'altra sconfitta. Nella ripresa, per rendere evidente la voglia di risalire la china, Allegri lancia nella mischia prima Robinho (anche sfortunato sull'unico tiro degno di nota) ed El Shaarawy che non può essere considerato un talismano. E infatti non lo è anche perché in dieci minuti ha appena il tempo di scaldarsi e di sfiorare il palo lontano.

Utile per l'almanacco e la sua giovanissima carriera il debutto in Champions di Andrea Petagna, classe '95, attaccante della Primavera. È la conferma della linea verde che vuol dire pazienza. Interrotta così la piccola striscia positiva del Milan. A Torino, domenica, si ricomincia.

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