Stalin è un dittatore ma le plutocrazie fanno finta di niente

Pubblichiamo in questa pagina per gentile concessione dell'editore Luni uno stralcio della nota Ancora Mosca del 5 novembre 1943.

Stalin è un dittatore ma le plutocrazie fanno finta di niente

Pubblichiamo in questa pagina per gentile concessione dell'editore Luni uno stralcio della nota Ancora Mosca del 5 novembre 1943.

di Benito Mussolini

5 novembre 1943

In questi giorni molto fosforo cerebrale viene distillato e molto inchiostro di calamai e di rotative viene consumato per commentare la conferenza di Mosca. Anche la nostra radio vi ha dedicato alcune note, ma forse non è superfluo riprendere in esame l'argomento ora che abbiamo sott'occhio il comunicato nel suo testo integrale. Naturalmente le stilografiche si dividono in due grandi categorie: quelli che esaltano e quelli che minimizzano. Noi non apparteniamo né agli uni, né agli altri, ma alla categoria di coloro che vedono le cose come sono e non già come si vorrebbe che fossero e riteniamo in ogni caso che sia pericolosa tattica polemica quella di considerare bagatelle le faccende ingrate che bagatelle non sono.

Ora la conferenza di Mosca è un avvenimento di innegabile portata politica, almeno nella fase attuale della guerra, e, per quello che si è deciso, e reso di pubblica ragione, e per quanto forse è stato deciso ed è rimasto segreto. Non è senza importanza che la conferenza ha avuto luogo a Mosca, nella capitale del comunismo, nella città che fu considerata fino a ieri, specialmente in Inghilterra e in America, come un temutissimo e terribile centro d'infezione morale per tutti i popoli della terra. È vero che oggi Stalin non porta più il berretto da operaio bensì quello da Maresciallo: tuttavia, salvo poche concessioni di carattere tattico, la sua dottrina è quella del grande profeta Lenin cioè anti-capitalista, anti-democratica, anti-liberale, e persino anti-socialista. Non risulta che a tutt'oggi il bolscevismo abbia aggiunto a se stesso un'altra parola come liberale, democratico o socialista. Il bolscevismo, insomma non è diventato meno totalitario di ieri o si è battezzato liberal-bolsce vismo per far piacere alle casseforti della City o di Wall Street. È praticamente quello di prima e di sempre, ma da due anni è diventato esigente e prepotente perché si batte: anche gli altri si battono, ma su una scala molto minore.

Così stando le cose non c'è da stupirsi se Stalin ha atteso immobile come Budda che le montagne si muovessero. Che per il giovinetto Eden la tratta Londra-Mosca non rappresenti una impresa eccezionale non è da stupire, tanto più che egli da pellegrino ha già percorso altra volta la stessa strada; ma per Corder Hull, già entrato nella tarda vecchiaia, il viaggio costituisce un primato. Egli ha varcato con disinvoltura un oceano e tre continenti per conoscere e riverire Stalin e magari riceverne gli ordini. Ammettiamo, con spirito di cavalleria, che in questo ragazzo di settant'anni c'è della stoffa, almeno dal punto di vista della fisica vigoria.

Siamo così dinanzi ad un indiscutibile clamoroso successo del Cremlino, non soltanto dal punto di vista della forma, ma della sostanza. Giunti a questo punto non ci avventuriamo a esaminare la portata delle sette dichiarazioni programmatiche. Sono importanti e impegnative per le tre Potenze che riaffermano la loro comune volontà e solo il dinamismo della guerra ed eventi impreveduti possono modificare o capovolgere i loro piani. La storia, soprattutto la recente, è un ampio melanconico cimitero di comunicati.

Molto più interessante è, per noi italiani, constatare che i tre personaggi hanno dedicato molto del loro tempo all'Italia e per sollevarli un poco da questa fatica è intervenuto anche un quarto signore, il Ministro della Cina di Chiang Kai-shek.

Naturalmente i quattro hanno dichiarato, dogmaticamente, che bisogna distruggere il Fascismo. Pare che questo Fascismo sia veramente duro a morire. Hanno creato inoltre una commissione consultiva per le questioni italiane. Ne fanno parte le tre Potenze più la Francia (quella di De Gaulle), la Grecia e la Jugoslavia, la quale però sino ad oggi è defunta. Il cobelligerante Vittorio Emanuele è graziosamente ignorato, né potrebbe essere altrimenti. Dall'8 settembre, data infame nella nostra storia, l'Italia non è più soggetto ma semplicemente oggetto della politica altrui. Ecco la constatazione che dovrebbe penetrare come un ferro infuocato nelle carni degli italiani.

Conosciamo gli appetiti territoriali delle genti d'oltre Dinariche. Una rinata Jugoslavia chiederà che i suoi confini siano portati per lo meno al Tagliamento e nell'Adriatico ci verrà forse lasciata Lissa per ricordarci la disfatta navale del 1866.

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