Tabacci vuol fare il Tremonti delle partecipazioni comunali

Bruno Tabacci super assessore all'economia dà già una fisionomia precisa della giunta Pisapia. Si tratta, infatti, di una scelta pesante. Tabacci insiste da anni sulla necessità che questo Paese si doti di una politica industriale vera e propria. Non solo leve fiscali, di politica economica in senso stretto, ma una vera e propria politica che entri nel vivo delle questioni economiche nazionali e, in qualche modo, le indirizzi. Non secondo un modello dirigistico ma semmai più alla francese dove il Palazzo guida e protegge le proprie imprese e indirizza l'economia nazionale verso settori che ritiene strategici.
Tabacci a Milano non farà l'assessore notaio o super ragioniere. Tabacci farà un vero e proprio assessorato alle partecipazioni comunali nel senso che gestirà tutto il possibile fin dove sarà possibile. Certo non sarà un interlocutore concavo nei confronti di altre istituzioni forti e convesse.
La scienza della politica distingue due forme di controllo sociale: l'influenza e il potere. Il potere mette l'altro nelle condizioni di non poter agire differentemente, l'influenza agisce tramite la moral suasion, incide sulle scelte dell'altro non in virtù della coazione ma della forza di convincimento che è dato dalla tua forza politica o di potere in senso lato. Chi scrive Tabacci lo vede così.
Tabacci potrà fare tutto questo per tre motivi.
Primo. Ne ha la competenza. Gli viene riconosciuta da tutti e tutte le volte che si tratta di mostrarla non tarda a farlo anche con una certa ruvidezza. Sa di conti pubblici, di conti privati, di conti di banche e anche di privatizzazioni. Si è esercitato anche in un libro sui temi succitati.
Secondo. Avrà i soldi per farlo. Stanno rovesciando il bilancio come un calzino perché Pisapia e compagni sostengono che la Moratti e amici hanno lasciato un buco notevole. Questo conto si baserebbe su incerte entrate dalla privatizzazione della Sea e dagli altrettanto introiti che dovrebbero venire dal Piano di governo del territorio, il famoso Pgt, in termini di oneri di urbanizzazione. Tutto questo è quantificabile in oltre 400 milioni di euro. Di questi tempi un'autentica fortuna. Certo le vacche grasse sono state macellate da tempo e quelle rimaste sono scheletriche. Ma questa quantità di soldi pubblici messi in mano a chi sa utilizzarli per fare sinergia sono moltissimi.
Terzo. E' messo piuttosto bene, a Milano, con chi ha i soldi. Immobiliaristi e banche nonché qualche finanziere. Conosce, è stimato fin dai tempi della sua presidenza della Commissione attività produttiva quando, mentre quelli di Forza Italia si distraevano, lui nel suo piccolo faceva una piccola politica industriale.
A noi la politica industriale non ci ha mai convinto un granché perché è sempre stato chiaro chi ha pagato e un po' meno chi ne ha beneficiato. E in generale preferiamo un sistema incentivante dove lo Stato si ritira il più possibile. E anche il Comune, all'occorrenza. Ma qui non si tratta di valutare ma di descrivere quello che secondo noi succederà a Milano. Che tipo di filosofia, a occhio e croce, dominerà a Milano nei prossimi anni. Riteniamo che la stagione delle Partecipazioni statali e dell'Iri - tanto per intenderci - sia stata alla radice di molti dei disastri che ci portiamo ancora dietro o, meglio, sulle spalle.
Detto questo si tratta, ovviamente, di scelte ovviamente legittime.

Altro sarà vedere come e quanto la coalizione di centrosinistra guidata da Pisapia potrà e saprà confrontarsi con un figura forte come Tabacci. Ha presente il neo-sindaco Pisapia il rapporto tra Berlusconi e Tremonti? Si prepari.

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