Arte e cultura sono servite

Valeria Arnaldi

Andare al ristorante per mangiare è diventato fuori moda. Oggi, infatti, i locali sempre più spesso abbinano al tradizionale menù enogastronomico una serie di proposte culturali. Ce ne sono per tutti i gusti. Si comincia con le mostre. Pittura e scultura sono di scena allo Zen Sushi Bar, cucina giapponese e vernissage per artisti più o meno noti, dalle ceramiche di Kohei Ota ai dipinti di Romina Power, senza togliere spazio agli esordienti. Lo stesso ristorante - per ora, è l’unico a Roma - pubblica un vero e proprio giornalino dedicato al Giappone ed alla cultura zen. Pittori in mostra anche da Mokarabia, noto bar di piazza Fiume. Qui si prediligono le tinte forti di autori giovani, che rivisitano in chiave pseudo-pop temi tradizionali, da cuori che ricordano lo stile di Keith Haring a pupi siciliani con armature dai colori fluorescenti. Crazy Food, fast food multietnico al Palalottomatica, ospita esposizioni fotografiche, con possibilità di acquisto degli scatti. Qui anche periodiche mostre di pittura su ceramica. Il segreto di questi locali è la possibilità di far incontrare pubblico ed artisti. Piace ai primi, che finalmente possono godere di visite guidate con l'autore, ed ai secondi, che possono così avere giudizi in presa diretta, senza il filtro di agenti o addetti ai lavori. Un modo per mettersi in gioco e fare della cultura un divertimento.
Dalle mostre al teatro. All’Avalon Pub, in via Terni, rivivono atmosfere medievali, con camerieri in costume, animazioni a sorpresa e tornei di «dama birraia», gioco in cui chi «mangia» le pedine beve birra pagata da chi perde. Per i maniaci dello shopping, l’appuntamento è al Red, al Parco della Musica, dove il menù si sdoppia, proponendo stuzzichini e pietanze, ma anche complementi d’arredo. Nei locali si va anche per imparare. La taverna greca Ouzeri, in via dei Salumi, propone corsi pluriennali di greco moderno. Le lezioni sono «condite» da assaggi di orektikà, antipasti, e bicchierini di ouzo, liquore a base di anice. Non manca il materiale didattico, offerto dagli chef-insegnanti. Al Taus di Marino, le signore possono imparare a ballare la danza del ventre.


Non potevano mancare i corsi di degustazione, da quelli «tradizionali» per aspiranti sommelier, presso la terrazza della Wine Academy in vicolo del Bottino, a quelli «golosi»: il Club Machiavelli, al quartiere Esquilino, organizza corsi di degustazione di cioccolato. Corsi e seminari arrivano anche nei supermercati. Li propone una scrittrice inglese, Diane Seed, che insegna come scegliere gli ingredienti più adatti per le diverse ricette italiane.

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