Renault Espace, la monovolume trasformista che diventerà SUV

Trent’anni nasceva il progetto dell’auto che fece innamorare gli europei delle monovolume. Un’istituzione, la Renault Espace, che negli ultimi anni si è evoluta abbracciando il concetto di crossover fino a diventare, con la prossima generazione, un vero SUV

Renault Espace, la monovolume trasformista che diventerà SUV

Se c’è una cosa che a Renault non è mai mancata, quella è senza dubbio il coraggio. Di sfidare le convenzioni, di esplorare nuovi territori, di pensare fuori dagli schemi tradizionali. Anche a costo di rimetterci economicamente. Con la sua propensione a osare, prendendosi non pochi rischi, la casa transalpina si è costruita una solida reputazione di azienda ad alto tasso di innovazione. Quasi tutti i suoi modelli, a prescindere dai risultati commerciali, hanno saputo lasciare il segno in un mercato troppo spesso ancorato allo status quo. Una condizione di stagno che all’inizio degli anni ‘80 vedeva le strade europee affollate di auto tutte molto simili tra loro, nella maggior parte berline a due e tre volumi alternate a qualche station wagon e ad alcune sportive di nicchia. Nessuna, o quasi, prestava troppa attenzione all’ottimizzazione degli spazi interni come invece succedeva negli Stati Uniti, dove la moda degli “utility vehicle” era già consolidata da diverso tempo. Poi, nel 1984, arrivò Renault con la Espace. Era l’inizio della “monovolume-mania”, destinata a durare per oltre 20 anni.

Renault Espace

L’occasione persa di Peugeot

L’idea di portare anche in Europa il concetto di minivan in stile americano nacque alla fine degli anni ‘70 dalla Matra, azienda francese che tra le proprie attività annoverava anche una divisione specializzata nella progettazione e produzione di automobili, commercializzate a marchio proprio oppure di altre case automobilistiche. L’occasione per ripensare il concetto di auto tuttofare, spaziosa e pratica arrivò dalla necessità di trovare una sostituta per la Matra-Simca Rancho, un veicolo a metà strada tra un fuoristrada e un multispazio economico appartenente al marchio che all’epoca ruotava nell’orbita del gruppo PSA Peugeot-Citroen (al pari della stessa Matra). Per l’erede della Rancho, gli ingegneri Matra si ispirarono al progetto della Chrysler Voyager (anche la casa americana all’epoca aveva legami industriali con Simca): un veicolo caratterizzato da un unico volume (senza soluzione di continuità visiva tra il vano motore e l’abitacolo), che puntasse tutto sullo spazio senza però rinunciare alla gradevolezza di guida di una berlina. Insomma, non un veicolo commerciale adattato al trasporto passeggeri, ma qualcosa di più simile a un’auto “normale”. Il primo prototipo venne sottoposto alla Peugeot prima e alla Citroen poi: entrambe apprezzarono il concetto, ma vi rinunciarono in quanto non vi erano le condizioni economiche per aggiungere un nuovo modello alle rispettive gamme. In questa trattativa, a un certo punto, si inserì la Renault, che intravide nel progetto una ghiotta opportunità per combattere con armi nuove la storica rivale, la Peugeot appunto. Era il dicembre 1982 quando Bernard Hanon (presidente e direttore generale Renault) approvò il progetto, finora noto con il nome P23. Nel frattempo, Matra riacquistò il 49% delle proprie azioni da PSA vendendo la quota a Renault, che nel 1983 finalizzò il progetto P23 chiedendo alla sua nuova controllata di procedere con alcune modifiche. A novembre dello stesso anno, fu finalizzata la nuova Renault Espace.

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La ricetta del successo

Il debutto commerciale della prima generazione di Renault Espace avvenne nell’estate del 1984. L’auto si presentava sul mercato come uno dei primi esempi di “voiture à vivre”, un’auto vera e propria pensata per essere non solo guidata ma anche vissuta, quasi come se fosse un’estensione della propria abitazione. Un veicolo disegnato partendo prima dagli interni per arrivare poi solo in un secondo momento alla definizione degli esterni. Il look della prima Espace, infatti, per quanto diverso dai furgoncini dell’epoca, era soltanto la punta dell’iceberg di un progetto innovativo soprattutto sotto le sue forme vagamente ispirate ai treni ad alta velocità TGV dell’epoca. Un telaio leggero e resistente a cui veniva abbinata una altrettanto leggera carrozzeria in vetroresina nascondeva un pianale completamente piatto, la vera anima dell’abitacolo modulabile che fece la fortuna di Espace prima e di tante altre monovolume della concorrenza negli anni a seguire. Sul pavimento piatto di Renault Espace era possibile ancorare cinque o sette poltroncine scorrevoli e pieghevoli, completamente indipendenti l’una dall’altra. Quelle anteriori, tra l’altro, potevano perfino ruotare verso i sedili posteriori per trasformare l’abitacolo in un salotto, con tanto di tavolini ricavati negli schienali e una miriade di vani portaoggetti. All’ariosità della cabina contribuivano anche le imponenti superfici vetrate, in primis l’enorme parabrezza così lontano dal conducente, che garantivano agli occupanti una visibilità pressoché totale in ogni direzione. In tutto ciò, il comportamento su strada della prima monovolume Renault era paragonabile a quello delle berline e delle motorizzazioni più potenti disponibili all’epoca. Espace, infatti, venne posizionata come veicolo alto di gamma per i grandi viaggi in famiglia, una peculiarità che mantenne intatta in tutte le cinque generazioni. Sebbene l’accoglienza iniziale fu tiepida (nel primo mese di commercializzazione ne furono venduti soltanto 9 esemplari), Renault Espace divenne presto un successo continentale, con un totale di oltre 190.000 unità vendute dal 1984 al 1991.

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L’evoluzione

Nel 1991, il debutto della seconda generazione di Espace pose le basi per una fase evolutiva che sarebbe durata per 23 anni e avrebbe portato la monovolume a diventare l’ammiraglia del marchio, il veicolo che per primo introdusse le innovazioni stilistiche e tecnologiche che si sarebbero poi riversate a cascata anche nei veicoli di classe inferiore. Per quanto top di gamma, Espace è rimasto comunque sempre un veicolo accessibile, rispettando il posizionamento generalista del brand. Le forme squadrate della prima serie lasciarono spazio a forme più arrotondate, con il caratteristico elemento aerodinamico degli specchietti retrovisori che proseguono le linee del cofano motore. L’interno si arricchì con allestimenti più raffinati e ulteriori vani portaoggetti, mentre sotto al cofano debuttò per la prima volta una motorizzazione V6 benzina, insieme alla trazione integrale che rese la vettura ancora più versatile e sicura sui fondi a bassa aderenza.

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Con la terza generazione, presentata nel 1996, Espace (forte di una popolarità ancora altissima) compì un’ulteriore passo in avanti nell’estetica (con il passaggio definitivo alle forme morbide e personali che caratterizzavano la produzione Renault dell’epoca) e propose un marcato cambio di rotta all’interno, dove la linearità dei modelli precedenti lasciò il posto a uno stile totalmente “curvy” pensato per migliorare l’ergonomia. L’introduzione di nuovi vani portaoggetti (tra cui l’enorme “cassettone” al centro della plancia accessibile tramite due sportelli) comportò un ripensamento totale del centro comandi: la strumentazione, ora LCD, venne spostata al centro (in posizione rialzata), mentre i moduli per il controllo dell’impianto di climatizzazione trovarono posto ai lati. Maggiore spazio arrivò anche per i passeggeri, che per la prima volta poterono scegliere tra la Espace tradizionale e la Grand Espace, più lunga di ben 27 cm. Al debutto anche un allestimento dichiaratamente premium, l’Initiale, che arricchiva l’ammiraglia tutto-spazio di Renault con pelle e materiali nobili, oltre a una dotazione praticamente full optional.

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Nel 2002, quando ormai le monovolume erano la consuetudine in Europa, la quarta serie di Espace introdusse un deciso cambio di rotta a livello estetico, riportando i riflettori su un modello che manteneva la sua intrinseca praticità pur con uno stile di rottura. Linee nette e decise, proporzioni coraggiose e interni “wow”, ancora più digitalizzati e ancora più spaziosi. Anche qui non mancano le due varianti di carrozzeria e nemmeno la variante top di gamma Initiale, che poi venne ribattezzata Initiale Paris. Quest’ultima, grazie anche all’arrivo di uno scenografico tetto panoramico, alza ulteriormente l’asticella di una vettura destinata agli amanti del lusso e della comodità senza compromessi.

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Rivoluzione: prima crossover, poi SUV

Durante il lungo ciclo di vita della quarta generazione di Espace (prodotta dal 2002 al 2014), la prepotente ascesa di una nuova categoria di veicoli a ruote alte (SUV e crossover) spense rapidamente l’entusiasmo degli automobilisti europei nei confronti delle monovolume, che nel giro di un lustro iniziarono a sparire dai listini delle case automobilistiche. Come un camaleonte, anche Espace si adattò rapidamente alle nuove esigenze di un mercato in continua evoluzione, proponendosi dal 2015 in formato crossover. Archiviata l’iconica (e ormai obsoleta) carrozzeria monovolume, si passò a una silhouette più sexy e maggiormente incentrata sui dettagli raffinati, destinati a far girare le teste per strada. I posti restarono 7, con qualche litro di capacità in meno e una decisa iniezione di fascino e tecnologia: al debutto, infatti, ci sono il sistema di infotainment touchscreen R-Link, il selettore delle modalità di guida MULTI-SENSE e le quattro ruote sterzanti 4CONTROL.

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Il teaser di Renault Espace VI, al debutto in primavera

9 anni dopo, la “SUV-mania” non si è affatto placata e a rendere ancora più dinamico il mercato ci si è messa l’esigenza, ormai non più prorogabile, di ridurre al minimo consumi ed emissioni. In Renault si devono essere chiesti se avesse ancora senso proporre un’auto come Espace nel 2023 e la risposta è arrivata immediatamente: sì, Espace continuerà a vivere con una sesta generazione. Questa volta, però, non ci saranno fraintendimenti sulla sua natura: sarà un SUV a tutti gli effetti, sempre disponibile a 5 o 7 posti, sempre fedele alla tradizione delle generazioni precedenti. Dunque confortevole, tecnologico e adatto ai lunghi viaggi in compagnia.

Il suo debutto è previsto in primavera, ma già oggi possiamo ipotizzare, anche grazie a una serie di teaser diffusi dalla casa, che sarà elettrificato. Ancora una volta, Espace si dimostra un’auto trasformista, capace di interpretare i tempi che cambiano. La storia continua.

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