Censis: "La crisi esiste, ma gli italiani hanno ancora fiducia"

Il rapporto sociale del Censis sul 2008 rileva che la crisi economica ha il merito di aver creato un "salutare allarme collettivo dove è vietato adagiarsi". Per il 37% degli italiani si apre un periodo di adattamento, una sfida, che può innovare la società italiana

Censis: "La crisi esiste, 
ma gli italiani 
hanno ancora fiducia"

Milano - Un vecchio adagio recitava così: italiani popolo di santi, poeti e navigatori. Aggiornato ai tempi nostri bisognerebbe anche dire popolo di ottimisti. Nonostante la crisi economica, infatti, gli italiani sembrano non perdere la speranza in un domani migliore. Questa è la "fotografia" che emerge dal rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese nel 2008. La crisi esiste e sarà, secondo il Censis, ancora più marcata nei prossimi mesi, ma almeno ha determinato un salutare "allarme collettivo". Si tratterà ora di vedere se la società "coglierà la sfida", se, cioè, "si coglierà una reazione vitale per recuperare la spinta in avanti".

Un cambiamento possibile Anche se il 71,7% della popolazione pensa che il terremoto dei mercati finanziari potrà avere ripercussioni dirette sulla propria vita, ben il 37% è convinto che la crisi potrà migliorarci, costringendosi a rivedere i nostri difetti. Si tratterebbe, in pratica, di una seconda "metamorfosi". Per il Censis, quindi, le difficoltà che gli italiani hanno di fronte possono avviare processi di complesso cambiamento.

Gli immigrati e l'innovazione Tra questi processi che spingono al mutamento, il Censis elenca: la presenza e il ruolo degli immigrati, con la loro vitalità demografica e la moltiplicazione emulativa di spiriti imprenditoriali; l’azione delle minoranze vitali già indicate lo scorso anno, specialmente dei player nell’economia internazionale; la crescita ulteriore della componente competitiva del territorio (dopo e oltre i distretti e i borghi, con le nuove mega conurbazioni urbane); la propensione a una temperata gestione dei consumi e dei comportamenti; il passaggio dall’economia mista pubblico-privata a un insieme oligarchico di soggetti economici (fondazioni, gruppi bancari, utilities); l’innovazione degli orientamenti geopolitici, con la minore dominanza occidentale e la crescente attenzione verso le direttrici orientali e meridionali.

Le cautele delle famiglie Ecco allora le strategie cautelative delle famiglie. Il 71,7% degli italiani pensa che il terremoto dei mercati finanziari potrà avere ripercussioni dirette sulla propria vita, solo il 28,3% dichiara che ne uscirà indenne. Nonostante le preoccupazioni, il 37% degli italiani pensa che la crisi potrebbe migliorarci, costringendoci a rivedere i nostri difetti; il 30,3% dichiara più cinicamente che, come sempre, ci scivolerà tutto addosso; e il 32,8% crede, più pessimisticamente, che la crisi farà emergere egoismi e interessi personali esasperati. Ciò che preoccupa di più tra i possibili effetti del credit crunch è il rischio di dover rinunciare in futuro al tenore di vita raggiunto (il 71,1% degli italiani). Se dalle aspettative, in gran parte condizionate dal quotidiano cannoneggiamento di notizie e prese di posizione ufficiali sulla recessione, si passa a valutare il numero di famiglie effettivamente interessate da fattori critici, lo scenario diventa più realistico.

Risparmio e mutui L’11,8% delle famiglie italiane (circa 2,9 milioni) possiede azioni e/o quote di Fondi comuni, soggette quindi all’alta volatilità del mercato borsistico; l’8,2% (circa 2 milioni) ha un mutuo per l’abitazione, ma solo 56.000 hanno saltato qualche pagamento e 193.000 hanno molta difficoltà a pagare le rate (250.000 famiglie nel complesso); il 12,8% (circa 3,1 milioni) usufruisce del credito al consumo. Tra le strategie per affrontare il difficile momento, il 33,9% degli italiani dichiara che intende risparmiare di più, cautelandosi rispetto agli imprevisti; il 25,2% sembrerebbe non avere altra strada che un significativo taglio dei consumi; in pochi si dichiarano confusi e incerti sul da farsi (9,6%), oppure orientati a lavorare di più (7,4%) o a barcamenarsi cercando di spendere di meno (8,6%); solo il 3,8% dichiara che sarà costretto a intaccare i risparmi messi da parte e lo 0,5% che si indebiterà. Tuttavia, l’effetto più immediato della crisi sul comportamento degli italiani è quello nei confronti dei risparmi. Sempre più orientati alla liquidità, in fuga dal risparmio gestito, gli italiani ritengono che in questa fase i soldi vadano tenuti in contanti (29,3%), in depositi bancari e/o postali (23,4%) o, al limite, vadano usati per cogliere una buona occasione sul mercato immobiliare in rallentamento (22,2%).

Titoli di Stato Se proprio si deve investire, è meglio ricorrere agli inossidabili titoli di Stato (16,4%). La propensione alla cautela, spesso tacciata di arretratezza o chiusura all’innovazione, si sta dimostrando una polizza contro l’erosione delle risorse familiari.

Infatti, per quanto riguarda i consumi, stime del Censis fissano in oltre 5,5 milioni gli ’indennì, vale a dire gli italiani che spenderanno allo stesso modo usufruendo di un ampio paniere di beni e servizi (8 su 13 tipologie di consumo); all’estremo opposto, sono poco più di 880 mila i ’penalizzatì, che dovranno tagliare radicalmente i consumi rinunciando a gran parte delle spese. 

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