Corte dei Conti, sanità nel mirino

Soldi pubblici sprecati. Spesso perché usati senza la necessaria parsimonia, molte volte perché utilizzati per fini illeciti. Il fenomeno c’è sempre stato e continuerà ad esistere («forse non sarà mai possibile eliminarlo del tutto», sostengono i giudici contabili). Ma la «più decisa e ferma azione» della Corte dei Conti nel perseguire i casi pervenuti al suo esame «ha certamente avuto un ruolo decisivo nelle correzioni di rotta intervenute».
Certo, le difficoltà ci sono, sia per l’accresciuta carenza di organico lamentata dal presidente della sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, nella relazione con cui ieri ha inaugurato il nuovo anno giudiziario, sia per l’ancora scarso numero delle denunce di danno erariale da parte degli organi tenuti a rispettare tale obbligo, come sottolineato dal procuratore regionale Luigi Mario Ribaudo. «L’effetto monitorio - scrive il magistrato - risulta ancora più evidente allorché, in moltissime fattispecie di illeciti dannosi per l’erario costituenti anche reato, si è potuto stabilire un proficuo e tempestivo raccordo tra il pm contabile e quello penale, consentendo così un sollecito raccordo tra le due magistrature requirenti ed una valida collaborazione nell’utilizzazione del materiale per una sollecita definizione delle istruttorie».
L’importo complessivo delle richieste di risarcimento avanzate con gli atti di citazione è superiore ai 590mila euro, riguardanti tra gli altri i danni all’immagine e quelli da disservizio. Un dato, questo, che «induce a confidare in un ulteriore miglioramento dei risultati dell’azione di recupero a favore dell’Erario», osserva il procuratore regionale. Analizzando i casi venuti a conoscenza della Procura, i magistrati contabili ci tengono a sottolineare come le tangenti continuino a girare indisturbate. Ribaudo parla della «forte incidenza che, in un quadro di gestione pubblica tutt’altro che soddisfacente, continuano ad avere i casi di corruzione di pubblici funzionari ed amministratori e gli abusi nella gestione del pubblico denaro, con particolare evidenza per gli illegittimi conferimenti di incarichi e consulenze che sono stati occasione di diffuso spreco di ingenti risorse, senza utilità a favore dell’amministrazione».
Ma ad emergere con maggiore evidenza nella relazione del procuratore Ribaudo è il danno erariale di oltre 40 milioni di euro derivante dalla mala gestione della sanità regionale. «Nel settore sanitario - dice il magistrato - anche in relazione alle notizie sempre più frequenti riguardanti l’emergere di situazioni dannose per cattiva gestione del patrimonio, pendono varie istruttorie per irregolarità in pubbliche forniture, per mancato utilizzo di strutture e di presidi sanitari, per episodi di cosiddetta malasanità, per disservizi connessi sia ad omissioni gravi nell’esercizio delle proprie funzioni da parte di soggetti responsabili per comportamenti anche truffaldini e dolosi. Le indagini in corso sono numerose ed assai significative in ordine alle carenze delle strutture ed alla modalità con cui si fa fronte ai bisogni dei cittadini».

Nell’ambito di questi accertamenti la Procura sta acquisendo anche gli esiti delle ispezioni disposte recentemente dal ministero e dalla Regione sia sulla gestione dell’Umberto I sia in quella delle altre strutture ospedaliere.

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