"Aiutiamo i profughi nei paesi d'origine"

Per il cardinale indiano Thottunkal, intervenuto oggi al briefing sui lavori del Sinodo, sui migranti, va bene l'accoglienza "ma bisogna dare la possibilità alle persone che emigrano di rimanere nella loro patria".

"Aiutiamo i profughi nei paesi d'origine"

“Va bene l’accoglienza ma bisogna dare la possibilità alle persone che emigrano di rimanere nella loro patria, perché la soluzione migliore per i migranti è mantenerli a casa loro ed aiutarli nei loro Paesi d’origine”, l’ha detto oggi il cardinale indiano Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore della Chiesa cattolica siro-malankarese, a proposito del problema delle famiglie di migranti che fuggono da aree di instabilità e conflitto, o da condizioni di estrema povertà. La “comunità mondiale”, secondo il presidente della conferenza episcopale indiana, “deve dare una possibilità a queste persone” accogliendole, ma la soluzione migliore, per il cardinale, rimane quella di aiutare queste persone “a casa loro” per evitare tutto ciò che di negativo i fenomeni migratori comportano.

La questione della sfida posta alle famiglie dai flussi migratori, è stata peraltro molto discussa in questa prima parte di lavori del Sinodo e la cura pastorale per queste persone è stato uno dei temi all’ordine del giorno della discussione, in quasi tutti i Circoli Minori che si sono riuniti in questa settimana. In particolare, il fenomeno migratorio viene definito nelle relazioni dei Circoli proprio come una “sfida” per la famiglia oggi. Sfida alla quale la Chiesa deve prestare attenzione e sulla quale deve riflettere. In particolare, vengono citate le famiglie del Vicino e Medio Oriente, costrette a fuggire dai conflitti e quindi a disperdersi e smembrarsi. Ed inoltre, hanno ricordato i padri sinodali rispetto alla situazione delle regioni mediorientali, l’emigrazione dal Vicino Oriente continua a ripercuotersi in modo fortemente negativo sulla sopravvivenza della presenza cristiana in quelle terre.


La Chiesa si sente “interpellata” da questo fenomeno che “coinvolge sempre più profondamente le famiglie”. La famiglia, si legge nelle relazioni, è la prima vittima del fenomeno migratorio. “Pertanto”, scrivono i Circoli Minori, “l’accompagnamento dei migranti e dei rifugiati esige una pastorale specifica e collaborativa - tra Chiesa di provenienza e Chiesa di accoglienza - rivolta ai membri delle famiglie che emigrano, e a quelli che rimangono nei luoghi di origine”. Accoglienza, dunque, rimane la parola chiave sul tema dei migranti, ma non dev'essere un'accoglienza senza condizioni: “il rispetto delle diverse culture e delle diverse fedi, da parte di chi emigra e di chi accoglie, costituisce una delle condizioni indispensabili per una integrazione che porti ad una pacifica convivenza”, scrivono i vescovi, ricordando, inoltre, che occorre parlare “non solo di diritti dei migranti, ma anche di doveri”.


Il tema delle migrazioni è stato inoltre affrontato anche nella quarta, quinta e sesta congregazione generale di questa Assemblea ordinaria dei vescovi. Nella sesta congregazione generale, infine, quella conclusiva di questa prima settimana di lavori, sono stati discussi moltissimi altri temi, riassunti oggi nel consueto briefing sui lavori del Sinodo dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi.

Tra questi i principali sono stati l’accoglienza delle famiglie ferite, la spiritualità familiare, la vocazione al matrimonio, il tema della misericordia e della sua relazione con la verità, l’impegno sociale e politico delle famiglie, l’educazione dei figli ed infine, quello dell’indissolubilità del matrimonio.

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