Delitto Rea, Parolisi condannato in appello a 30 anni di carcere

Parolisi condannato per l’omicidio della moglie Melania Rea. Non sono state riconosciute le aggravanti

Delitto Rea, Parolisi condannato in appello a 30 anni di carcere

La Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila ha condannato a 30 anni anni Salvatore Parolisi per l’omicidio della moglie Melania Rea. Non sono state riconosciute le aggravanti. In primo grado i giudici avevano pronunciato la sentenza di ergastolo. Melania Rea è stata uccisa con 35 coltellate il 18 aprile 2011 nel boschetto di Ripe di Civitella. Il procuratore generale Romolo Como aveva chiesto la conferma dell’ergastolo per il caporalmaggiore, già condannato in primo grado, il 26 ottobre 2012, al massimo della pena e detenuto nel carcere di Castrogno, a Teramo. Anche la famiglia Rea, costituita parte civile, attraverso l’avvocato Mauro Gionni, aveva chiesto la conferma dell’ergastolo per Salvatore Parolisi e ha mostrato alcuni elementi che "rafforzano l’accusa" e rispondono alle argomentazioni della difesa: il video girato dal collega del caporalmaggiore che mostra Parolisi a Colle San Marco, dove dondola la figlia sull’altalena, girato il 10 aprile, un video che può spiegare - ha sottolineato Gionni - la testimonianza incerta di Ranelli il titolare del chiosco di Colle San Marco; una foto del cadavere, rovesciato, di Melania, scattata il 20 aprile, il giorno del ritrovamento del corpo nel boschetto di Ripe dove - ha spiegato, raggiunto al telefono l’avvocato Gionni - si vede una abbondante chiazza di sangue, circostanza che può spiegare perché l’impronta parziale ritrovata sul luogo del delitto non corrisponde a quella di Parolisi. Secondo la parte civile, infatti la chiazza dimostra come potrebbe essere stata lasciata da chiunque anche il giorno del ritrovamento del cadavere, due giorni dopo il delitto. Infine, l’avvocato Gionni ha mostrato il video-chat dove Salvatore Parolisi e la sua amante Ludovica si mostrano reciprocamente le parti intime: una chat datata 21 aprile 2010, quattro giorni prima la lettera mostrata dalla difesa nella quale il caporalmaggiore scrive alla moglie dicendole "ti voglio bene". Ma tutto questo non è bastato a ottenere l'ergastolo.

Al contrario, Nicodemo Gentile e Valter Biscotti, gli avvocati che difendono Parolisi, aevano chiesto l’assoluzione, "perché - ha spiegato, raggiunto al telefono, Biscotti - non ci sono prove neanche che Salvatore fosse a Ripe di Civitella".

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