"Scusa compagno Napolitano". E Lula fa mea culpa su Battisti

L'ex presidente del Brasile si è pentito di non avere estradato l'ex terrorista: "Ho commesso un errore, chiedo scusa al compagno Napolitano con orgoglio"

"Scusa compagno Napolitano". E Lula fa mea culpa su Battisti

A distanza di anni dal caso Cesare Battisti è arrivato il mea culpa da parte di Luiz Inacio Lula da Silva, conosciuto semplicemente come Lula. L'ex presidente brasiliano, in un'intervista rilasciata ai microfoni di Tg2 Post, si è espresso sulla decisione di non aver estradato durante i suoi mandati l'ex terrorista del gruppo di estrema sinistra Proletari armati per il comunismo: ha fatto sapere di aver preso la decisione di mantenere Battisti in Brasile "sulla base di un orientamento del ministero della Giustizia", ritenendo che fosse una decisione corretta "perché credevano che fosse innocente". Tuttavia, alle luce della confessione sulla sua colpa, "io devo ammettere di aver commesso un errore e con questo voglio chiedere scusa al compagno Napolitano, e lo faccio con orgoglio". E ha colto l'occasione per scusarsi anche con il "popolo italiano".

Contestualmente è arrivata la reazione di Adriano Sabbadin, che purtroppo ricorda bene "un capodanno infernale": quando Lula decise di non estradare Battisti, "sono caduto nello sconforto, un'altra ferita in una lunga vicenda che mi ha segnato significativamente, in cui ho sempre cercato verità e giustizia in nome di mio padre". Il figlio di Lino - il macellaio ucciso il 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia) dai membri del gruppo Proletari armati per il comunismo - all'Adnkronos ha fatto sapere di aver accettato le scuse: "Se ha capito di essersi sbagliato su Battisti, meglio tardi che mai". Si aspetta però che anche la Francia faccia i suoi passi in avanti: "Dà ancora protezione a degli assassini". Sabbadin non ha ancora digerito la mancata estradizione verso l'Italia (prima dello scadere della prescrizione) di Luigi Bergamin, compagno di lotta di Battisti, condannato in via definitiva a 17 anni e 11 mesi: "La nostra politica ha fallito ancora una volta non riuscendo a portare a casa gli altri, coloro che avrebbero dovuto scontare pene nelle nostre carceri. E ritengo il governo francese responsabile".

Sulla questione è intervenuto Enrico Aimi, secondo cui le scuse andrebbero chieste non nei confronti di Napolitano e degli italiani ma verso i familiari delle vittime: il mea culpa viene giudicato come un "vergognoso" gesto, considerando che per colpa delle decisioni di Lula "non si è potuta fare giustizia".

Secondo il capogruppo della commissione Affari esteri per Forza Italia, il fatto che l'ex presidente del Brasile ora faccia un passo indietro, "la dice lunga su una vicenda, gestita da parte della sinistra, che avrebbe potuto trovare un epilogo dignitoso e giusto molti anni addietro".

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