Quei conti "messi male" e l'incursione nella villetta. La verità dietro la strage

Oggi l'interrogatorio di Alessandro Maja. Il "giallo" dell'incursione nella villetta di Samarate: "Cercavano dei documenti". L'avvocato: "Non è stato un delitto d'impeto"

Quei conti "messi male" e l'incursione nella villetta. La verità dietro la strage

Potrebbe essere oggi il giorno della verità sulla strage nella villetta di Samarate (Varese). Alessandro Maja, il presunto assassino, risponderà alle domande del pm Carlo Alberto Lafiandra e del procuratore di Busto Arsizio Carlo Nocerino, a capo delle indagini. Secondo l'avvocato Stefano Bettinelli, legale della famiglia di Stefania Pivetta (una delle due vittime), gli omicidi "non sono scaturiti da in un'occasione di una lite, questo è evidente", ha precisato nel corso di un'intervista alle pagine de Il Messaggero. Intanto, la scorsa notte, c'è stata un'incursione nell'abitazione di via Torino (la scena del crimine) su cui stanno tentato di far luce i carabinieri. Gli investigatori non escludono un eventuale collegamento col delitto.

L'interrogatorio

Alessandro Maja si trova ancora ricoverato nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Genesio di Monza dove era stato collocato a seguito del fermo. Il geometra, con uno studio avviato sul Naviglio Pavese di Milano, non ha ancora spiegato le ragioni che lo hanno indotto ad armarsi di cacciavite e martello contro i familiari. Nei pochi momenti di lucidità, tra i tanti "non ricordo", avrebbe ammesso le proprie responsabilità seppur mancando i dettagli della dinamica delittuosa. "Non doveva accadere", avrebbe confidato al suo legale, l'avvocato Enrico Milani.

Il "guai" finanziari

Il movente della strage non è ancora stato accertato. Gli inquirenti non escludono che il geometra possa esser finito in un losco giro d'affari anche se dall'ultimo bilancio societario non risulterebbero anomalie o irregolarità. Per certo Maja era tormentato dall'idea di finire sul lastrico e, a più riprese, avrebbe prospettato alla moglie e ai figli uno scenario di "imminente povertà". I "problemi finanziari", a detta del 57enne, sarebbero cominciati "durante il periodo del Covid". Ma se la preoccupazione per una eventuale condizione di dissesto economico fosse fondata o meno saranno gli accertamenti investigativi a chiarirlo. Il geometra era in debito con qualcuno? Se sì, chi?

L'incursione nella villetta

A complicare le indagini l'ennesimo retroscena inquietante. Nella notte tra mercoledì e giovedì, sconosciuti si sarebbero introdotti nella villetta di Samarate. I malintenzionati avrebbero forzato la porta d'ingresso, rimosso i sigilli e messo a soqquadro due stanze. I carabinieri hanno rilevato "segni di spostamento" ma, al momento, non risulta che siano stati trafugati preziosi o suppellettili dall'abitazione. "C'erano orologi di valore, oggetti di un certo valore, sicuramente anche contanti ma non risulta sia stato portato via qualcosa", ha spiegato al Corriere.it il papà di Stefania Pivetta. Per questo motivo gli inquirenti non escludono che il raid possa essere collegato al delitto. Forse qualcuno cercava dei documenti? "Dovremmo capire se sono stati dei balordi o è stata una ragazzata macabra. Non sembra si tratti di ladri", ha precisato il procuratore di Busto Arsizio Carlo Nocerino.

I funerali

Sabato mattina si celebreranno i funeri di Stefania Pivetta e Giulia Maja, entrambe vittima della furia omicidia del 57enne. Nicolò, unico superstite della mattanza, è ancora ricoverato in prognosi riservata. Intanto, gli abitanti di Samarate s'interrogano su cosa possa essere accaduto tra le mura della villetta di via Torino. "Non dico che non si stava più parlando di questa storia, è uno dei più gravi fatti di cronaca degli ultimi anni...

Ma fino a ieri mattina i pensieri di tutti erano rivolti a Nicolò e alla data dei funerali. - ha detto il sindaco di Samarate Enrico Puricelli -Dopo quanto successo tutti aggiungono altri discorsi, altre ipotesi a questa storia...".

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