La ricerca sull'Alzheimer: "Tv e social favoriscono la malattia"

Secondo la ricerca, venticinque anni di vita sedentaria e tv accesa sono sufficienti a procurare un deficit cognitivo già alla mezza età (55 anni)

La ricerca sull'Alzheimer: "Tv e social favoriscono la malattia"

Un nuovo farmaco per diagnosticare l’Alzheimer è stato utilizzato ieri, per la prima volta in Italia, nell’Unità operativa di Medicina nucleare dell’ospedale Sant’Anna di Cona (Ferrara). Il medicinale contiene una minima quota di radioattività ed è stato usato in un esame Pet del cervello. Fissandosi alle cellule cerebrali, consente di valutare la presenza di particolari formazioni, dette ’placche neuritiche di beta-amiloidè - presenti sia nelle persone sane sia in quelle malate di Alzheimer - ma la cui assenza, diagnosticata con la Pet, consente di escludere con buona certezza di essere affetti dalla malattia. L’esame è semplice per il paziente (dura in tutto 10 minuti) ma di una certa complessità per l’equipe. È stato infatti necessario per i medici nucleari seguire un corso di addestramento. Intanto, sempre sulle cause dell'Alzheimer, è stato illustrato uno studio di Tina Hoang, docente alla Northern California Institute of Research and Education (NCIRE), San Francisco ed esperta delle malattie cognitive.

Secondo la ricerca, venticinque anni di vita sedentaria e tv accesa sono sufficienti a procurare un deficit cognitivo già alla mezza età (55 anni). Non ci sono ancora, per ovvie ragioni, dati scientifici sugli effetti della prolungata consultazione degli schermi dei computer o dei cellulari su cui scorrono le immagini dei social network, ma gli scienziati prevedono che la sedentarietà provocherà analoghi problemi alle giovani generazioni di oggi nel corso dell'invecchiamento.

E ancora: " Sarà interessante vedere che cosa succederà nel corso degli anni, se i partecipanti che all'inizio dell'invecchiamento avevano già uno stile di vita sedentario e punteggi più bassi nella velocità di elaborazione e memoria svilupperanno demenza o Alzheimer. E questo sempre per ribadire che possiamo fare qualcosa per salvare il cervello: ci sono comportamenti modificabili”.

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