La verità sulle tasse dei Benetton

Luigi Di Maio accusò Benetton di non pagare le tasse in Italia. La famiglia smentì il vicepremier

La verità sulle tasse dei Benetton

Luigi Di Maio, a seguito del drammatico crollo del ponte di Genova, attaccò la famiglia Benetton sostenendo che "Autostrade ha la sede finanziaria in Lussemburgo quindi manco pagano le tasse” in Italia. Immediata arrivò la replica dei portavoce della famiglia: "Tutte le tasse relative all'attività svolta da Autostrade per l'Italia vengono pagate in Italia".

Ora la verità sulle imposte dei Benetton viene rivelata da L’Espresso. Secondo il settimanale, è vero che oggi tutto il castello societario batte bandiera Tricolore, ma “fino al 2012 però la catena di comando portava all'estero, a una società-capogruppo lussemburghese, la holding Sintonia”. Poi dal 2012 cambiò qualcosa. “Il suo trasloco in Italia – scrive l’Espresso - fu spiegato dall'azienda con motivazioni puramente economiche: 'La decisione è maturata a seguito della recessione globale iniziata nel 2008 che non ha consentito alla società di raggiungere l'obiettivo iniziale di attrarre nuovi investitori esteri'”. Ma secondo il settimanale dietro ci sarebbe una “inchiesta fiscale” che riguarderebbe i “profitti autostradali spostati per 10 anni dall’Italia al Lussemburgo”.

In sostanza la Guardia di Finanza di Milano avrebbe indagato su un caso di “estero vestizione”. L’indagine raccontata dal settimanale avrebbe messo nel mirino il decennio 2001-2011 in cui "la holding lussemburghese, secondo l'accusa, era una società di comodo creata per minimizzare le tasse sugli utili prodotti in Italia”.

Alla fine – continua L’Espresso - “l'Agenzia delle entrate ha rinunciato a contestare i conteggi degli utili dichiarati in Lussemburgo, quantificati da Sintonia in 50 milioni di euro; in cambio, il gruppo Benetton ha pagato 12 milioni e ha trasferito la holding dal Lussemburgo a Milano”.

Non solo. Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, "due anni più tardi lo stesso Befera si dimise dalle Agenzie fiscali.

E per chi andò a lavorare? Per i Benetton, acquisendo un incarico di fiducia: coordinatore dell' Organismo di vigilanza di Atlantia, ufficio che 'vigila sul funzionamento, l' efficacia e l' osservanza del modello di organizzazione, gestione e controllo in riferimento al modello 231', cioè il Codice etico".

Di certo però c’è che dal 2012 il gruppo Benetton ha sempre versato le imposte in Italia, come confermato dai portavoce della famiglia per smentire le affermazioni di Di Maio.

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