Bossetti seviziò e uccise Yara. Il pm: "Ha agito con crudeltà"

Dal telefono al dna, ecco come si è arrivati a Massimo Giuseppe Bossetti. La madre: "Se è stato lui, deve pagare. Ma non può essere figlio dell'autista di Gorno"

Bossetti seviziò e uccise Yara. Il pm: "Ha agito con crudeltà"

Emergono nuovi dettagli nell'inchiesta sull'omicidio di Yara Gambirasio. A Massimo Giuseppe Bossetti si sarebbe arrivati anche perché le indagini si erano concentrate su chi lavorava nel mondo dell’edilizia, dato che sul corpo e nelle vie respiratorie di Yara erano state trovate diverse tracce di calce. Poi l'esame del Dna, le ricerche nella vita dell'autista di Gorno Giuseppe Guerinoni, infine l'analisi delle celle telefoniche nella zona dove è stato ritrovato il cadavere della ragazzina. Tutto riconduce al muratore di Mapello.

Sgomento nella famiglia del muratore. La madre di Bossetti "è devastata", a detta di un'amica. "Dice che non può essere stato davvero suo figlio", spiega, "Continuava a dirci che è vero che ha fatto il test del dna, ma sostiene che il figlio sia di suo marito Giovanni". È stato grazie a lei che i carabinieri hanno identificato "Ignoto 1": venerdì scorso il test ha confermato che Ester Arzuffi era proprio la madre dell'assassino. Poi, con uno stratagemma (grazie a un normale controllo stradale con etilometro) hanno prelevato il codice genetico di Bossetti, che è perfettamente coincidente" con quello trovato sugli slip di Yara Gambirasio. A quanto si è saputo, la madre del presunto omicida ha anche altri figli maschi, ma il Dna avrebbe trovato corrispondenza solo con quello dell’uomo fermato.

Nessun commento nemmeno dalla famiglia Gambirasio. Per l’avvocato Pelillo, i recenti sviluppi "sono un buon punto di partenza, perché da un’indagine contro ignoti siamo giunti a un’indagine con un indagato". "C’è una comparazione del Dna", ha aggiunto il legale dei genitori di Yara, "E vedremo come la spiegherà nel corso dell’udienza di convalida".

Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio, è accusato di "omicidio con l’aggravante di aver adoperato sevizie e di aver agito con crudeltà". Si legge nel provvedimento di fermo firmato dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri titolare dell’inchiesta sul delitto di Yara uccisa a Brembate il 26 novembre 2010. Al presunto colpevole non viene contestata la premeditazione.

Ci potrebbe essere un complice?

Intanto non si fermano le indagini, anche se gli inquirenti si dicono sicuri della pista imboccata dopo tre anni e mezzo di indagini. Il questore di Bergamo, Fortunato Finolli, chiarisce che "ci sono ancora accertamenti da svolgere e i tempi non saranno brevi". E si apprende che al momento non è escluso, anche se è un'ipotesi remota, la possibile presenza di un complice.

La motivazione del fermo

"Pericolo di fuga". È la motivazione del fermo di Bossetti, come ha spiegato il pm Letizia Ruggeri nel provvedimento.

"Pare assai probabile che l’indagato, qualora venga a conoscenza in stato di libertà del presente procedimento penale si dia alla fuga vista la gravità del fatto-reato del quale è accusato e la pena potenzialmente irroganda nei suoi confronti, presumibilmente non contenibile entro i limiti della sospensione condizionale".

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