Delitto dell’Olgiata: è il momento dei periti

È partito il conto alla rovescia per far luce sul giallo dell’Olgiata. Tre consulenti, nominati ieri dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pm Settembrino Nebbioso, avranno novanta giorni di tempo per giungere alle conclusioni chieste dai magistrati nel quadro delle nuove indagini sollecitate da Pietro Mattei, vedovo della contessa Alberica Filo Della Torre. Dopo sedici anni si tenta di trovare quelle risposte che ancora mancano per svelare uno dei principali casi irrisolti della capitale.
Il nuovo incarico peritale è stato affidato ai professori Paolo Arbarello, Carla Vecchiotti e Vincenzo Pascali, che sono stati chiamati a riesaminare i reperti ancora in possesso della procura, ovvero i pantaloni dei due principali indagati, il filippino Manuel Winston e Roberto Iacono, indumenti sui quali furono scoperte alcune macchie di sangue. Sotto esame anche il lenzuolo del letto della contessa, i suoi indumenti intimi e il suo zoccolo, con il quale fu colpita alla testa il 10 luglio del 1991. La perizia comincerà il 2 luglio prossimo e consisterà nel confronto tra il Dna degli indagati, che saranno sottoposti a prelievo di sangue, con quello che sarà ricavato dai reperti.
I nomi di Roberto Iacono e Manuel Winston, entrambi prosciolti nella prima inchiesta sul delitto, sono stati iscritti nel registro degli indagati nel marzo scorso come «atto dovuto». Questo consentirà loro di nominare un consulente che possa prendere parte agli accertamenti di laboratorio che la procura ha deciso di far svolgere sui reperti, che secondo i carabinieri del Ris erano stati conservati con cura e quindi si prestavano a essere nuovamente esaminati.
Iacono, difeso dall’avvocato Alessandro Cassiani, ha già nominato come consulente di parte Riccardo Cortese mentre Winston, difeso da Ugo Longo, ha scelto Andrea Guidi. Il legale di Pietro Mattei, l’avvocato Giuseppe Marazzita, ha invece affidato l’incarico al professor Francesco Fiorentino che partecipò alla stesura dell’esposto presentato nei mesi scorsi a piazzale Clodio, con cui si è aperto un nuovo capitolo di indagini. «Siamo tranquilli - ha detto l’avvocato Cassiani - anzi lieti che questa storia stia per finire: l’esito della perizia dimostrerà l’estraneità del mio assistito». Stesso stato d’animo anche per l’altro difensore. Il legale della famiglia della contessa, invece, si aspetta risposte interessanti da questa nuova inchiesta.
Le piste investigative seguite fino ad oggi, purtroppo, sono tutte naufragate nel nulla. In sedici anni le uniche certezze riguardano la scena del delitto. La mattina del 10 luglio del 1991 qualcuno entrò nella stanza da letto della villa della contessa Filo della Torre e la uccise, strangolandola e colpendola alla testa con lo zoccolo.

Un groviglio di piste coinvolse personaggi di tutti i generi, dal domestico Manuel Winston a Roberto Iacono, figlio di un’insegnante dei bambini dei coniugi Mattei, tirando dentro perfino alcuni funzionari dei servizi segreti. Ma fino a oggi quanti hanno cercato risposte si sono trovati davanti a un vicolo cieco.

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