E ora Bruxelles vuole i cyber-poliziotti europei

Lo ha detto il commissario Viviane Reding, secondo cui la probabilità di attacchi informatici nei prossimi dieci anni arriva al 20%. Peccato che l'Ue non abbia nemmeno un esercito e una polizia comuni

Bruxelles vuole una cyber-armata per difendere Internet da hacker e malintenzionati vari. Il commissario europeo per la società dell'informazione, Viviane Reding, ha lanciato un vero e proprio appello, contenuto in un video-messaggio diffuso oggi sul suo sito web in cui chiede di arrivare quanto prima all'istituzione di una cyber-cop, cioè una polizia informatica, che sia in grado di difendere Internet dagli attacchi degli hackers e non solo.
In effetti l'Europa è in ritardo su questo fronte, visto che già dall'anno scorso gli Stati Uniti hanno addirittura una forza militare specializzata, l'Air force cyber command, che è operativa, anche se ancora provvisoria nella sua struttura. È altrettanto vero però che l'appello rischia di ridursi alla solita sparata da politico in cerca di web-visibilità, se si pensa alle concrete possibilità di realizzare un progetto del genere. E' possibile che l'Unione europea si doti di poliziotti del virtuale, quando sul fronte della difesa e della sicurezza ha ben poche "divisioni" reali da schierare?
Reding sembra essere convinta del contrario e nel suo videomessaggio si rivolge direttamente ai Paesi membri dell'Ue sottolineando l'esigenza di «agire» al più presto per garantire la sicurezza delle reti di comunicazione elettronica, oggi esposte alla «costante minaccia» di problemi tecnici e attacchi informatici. Un tema che non può più essere trascurato, visto il ruolo cruciale svolto da reti diventate nel tempo la spina dorsale di settori strategici come la gestione delle risorse energetiche ed idriche, il controllo del traffico aereo e di quello stradale. Senza dimenticare i servizi bancari e finanziari.
«Oggi la realtà degli attacchi informatici è assai lontana dall'essere un gioco o una prova di intelligenza e curiosità», ha osservato Reding. Siamo ormai in presenza di uno strumento nelle mani del crimine organizzato. Che viene utilizzato anche per finalità di politica estera e militari«. Tutto ciò, per il commissario Ue, costituisce una grande sfida per la democrazia e l'economia: «Un solo mese di interruzione del servizio internet in Europa o negli Stati Uniti causerebbe un danno economico di almeno 150 miliardi di euro». Un mese di interruzione del web? Evidentemente la funzionaria di Bruxelles ha un'opinione piuttosto bassa della capacità tecnologica del continente, visto che raramente si contano attacchi che abbiano comportato blocchi più lunghi di 24 ore.
Secondo le informazioni di Reding però, le probabilità che le reti informatiche subiscano una forma più o meno grave di collasso nei prossimi dieci anni oscilla tra il 10 e il 20%. Questi rischi e gli attacchi che hanno recentemente colpito l'Estonia, la Lituania e la Georgia indicano che «la protezione delle reti europee» è una «priorità assoluta». Ma finora i 27 Paesi Ue sono stati piuttosto «negligenti».
L'Enisa, agenzia creata dall'Ue per la sicurezza delle reti informatiche, è solo «una piattaforma per lo scambio di informazioni». Reding è convinta che «l'Europa deve fare di più. Ha bisogno di un responsabile (Mister Cyber Sicurity) e di un servizio di polizia dedicato (Cyber-Cop) in grado di agire immediatamente in caso di attacco, coordinare le forze di difesa e rafforzare i sistemi di sicurezza preventiva. Ed io continuerò a battermi affinchè ciò possa avvenire al più presto».


Qualche novità a questo proposito potrebbe giungere da Tallin, in Estonia, dove in questi giorni i rappresentanti dei 27, della Commissione Ue ed esperti del settore fanno il punto sulla strategia proposta da Bruxelles per proteggere l'Europa proprio dagli attacchi informatici.

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