E dopo il petrolio ora tocca al pane Mosca pronta alla battaglia del grano

Il petrolio è importante, certo. Costa caro, è virtualmente indispensabile e se, come Mosca, sei il maggior produttore al mondo, dà notevoli vantaggi alle tue casse e al tuo potere negoziale con gli altri Stati. Ma in giro c’è di meglio, e in Russia se ne sono accorti. È per questo che, con il caro cibo imperante e con i prezzi dei cereali spinti alle stelle, il Cremlino ha studiato una nuova mossa: la costruzione di una Gazprom del pane, una grande azienda statale che curi l’export cerealicolo russo.
La Russia, quinto esportatore mondiale di cereali (13 milioni di tonnellate lo scorso anno), ha deciso di tornare a una strategia da Unione sovietica: perché, se c’è un mercato da 3 miliardi e mezzo di dollari l’anno, deve aver pensato il presidente Dmitry Medvedev, è meglio che a gestirlo sia lo Stato in prima persona. Se poi questo mercato secondo gli analisti è destinato a raddoppiare di valore entro i prossimi cinque anni, tanto meglio.
Di certo, chi non la pensa così è Medvedev, per cui sarà un grosso colpo: la decisione di controllare in prima persona l’export di cibo aumenterà i margini di trattativa di Mosca, specialmente con gli Stati che, nell’ultimo anno, si sono sentiti maggiormente turbati dalla loro dipendenza dai mercati internazionali, ultimamente sconvolti da dazi e politiche protettive.
Il piano, che aspetta ancora l’ok del governo ma che dovrebbe essere approvato e reso operativo entro la fine dell’anno, prevede la nazionalizzazione di 28 fra i principali depositi e terminal di export, fra cui il porto di Novorossiysk, il più grande fra quelli che si affacciano sul Mar Nero. D’altra parte Medvedev ne aveva già parlato al G8 in Giappone: «Gli Stati devono occuparsi del mercato del cibo», aveva dichiarato.
Detto e fatto. La nuova compagnia statale, che dovrebbe succedere all’Agenzia per la regolazione del mercato del cibo, arriverebbe, secondo le stime dei diplomatici occidentali, a controllare circa la metà dell’export di cereali russo: le stime parlano, per il 2013, di qualcosa come 10 milioni di tonnellate di cibo. Mettendo a rischio, secondo un report interno del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, un settore che rappresenta una delle storie più di successo delle privatizzazioni russe. Le attuali compagnie, infatti, sono le eredi del ministero per la Produzione Cerealicola di sovietica memoria.
E sulla nuova mossa del Cremlino sono gli stessi operatori a essere divisi. «Non sarà un secondo caso Yukos - ha detto Andrei Sizov, capo di un gruppo di consulenza sull’agricoltura russa - Lo Stato comprerà a prezzi di mercato e gestirà la nuova compagnia assieme ai privati».

Un’opinione che trova scettici molti analisti al punto che c’è chi, dopo aver richiesto l’anonimato, si è spinto a dichiarare che «è una sciocchezza che sarà dannosa per lo sviluppo di tutto il mercato».
Se il mercato russo ne pagherà le conseguenze o no, è tutto da vedere. Che le pagheranno gli Stati che dovranno sedersi al tavolo con la Russia nei prossimi anni, è invece sicuro.

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