In Borsa brucia il guadagno di un anno

Grecia e petrolio hanno ricacciato l'indice di Milano indietro di 12 mesi. E ora regna l'incertezza

In Borsa brucia il guadagno di un anno

Cinque punti percentuali in meno in una settimana semifestiva, guadagno praticamente azzerato da inizio anno. È questo il bilancio delle ultime cinque sedute di Piazza Affari che, in una manciata di giorni, ha bruciato 20 miliardi di capitalizzazione. Quella che si è appena chiusa è stata una vera settimana da dimenticare, che ha riportato indietro le lancette di Palazzo Mezzanotte di dodici mesi. Il Ftse Mib, l'indice di riferimento della Borsa milanese, ha chiuso ieri a 18.600 punti, in calo del 3,1% rispetto alla vigilia e solo un modesto +0,7% in più rispetto a gennaio.

L'anno che aveva fatto sognare gli investitori, con un indice arrivato in giugno a guadagnare il 16% circa rispetto a inizio 2014, si sta quindi trasformando in un'ulteriore grande delusione. «L'Europa, comunque, non ha fatto molto meglio, penalizzata dalla crisi che sta attraversando Atene e dai timori sulla tenuta dell'Unione monetaria innescata dalla possibile nuova tornata elettorale in Grecia», commenta Stefano Fabiani, responsabile delle gestioni patrimoniali di Zenit Sgr. E infatti, in una sola seduta, gli indici del Vecchio continente hanno lasciato sul campo bruciato ben 236 miliardi.

Tutta colpa della crisi politica greca che sta sprofondando di nuovo l'Italia e i Paesi periferici nell'incertezza (lo spread Btp-Bund è risalito a 143,7 punti base); delle tensioni con la Russia e le relative pesanti ripercussioni economiche sui partner commerciali tricolori. Ma anche del recente downgrade dell'Italia da parte di S&P; dello spauracchio della Troika in arrivo dopo le critiche alle riforme avanzate negli ultimi giorni da Angela Merkel e i successivi richiami di Bruxelles, oltre che del crollo dei prezzi del petrolio (ieri, dopo il taglio delle stime sulla domanda di greggio da parte dell'Aie, l'oro nero toccava i nuovi minimi dal 2009, il Wti a 58,2 dollari a barile e il Brent a 62,3 dollari).

Se poi si considera che tra i pesi massimi di Piazza Affari ci sono numerosi titoli bancari e due colossi petroliferi come Eni e Saipem, il conto con i 20 miliardi di capitalizzazioni persi in una settimana è presto fatto. Le banche, infatti, avendo un'elevata esposizione ai titoli di Stato italiani (414 miliardi complessivi in portafoglio a fine ottobre) hanno pagato lo scotto dell'aumento dello spread, oltreché della recessione senza fine (e in effetti il ricorso alla liquidità a tassi agevolati tramite il Tltro è stato, per gli istituti tricolori, piuttosto modesto). Quanto ai due titoli energetici, la caduta in Borsa è stata accentuata anche da dinamiche societarie come il rinvio alla cessione di Saipem deciso da Eni.

Lo scenario, insomma, è quanto mai incerto. «A differenza dello scorso anno, l'Italia non è più sottovalutata rispetto al resto d'Europa. Il che significa che le quotazioni dipenderanno solo dagli utili e, in ultimo, dalla ciclo economico. E purtroppo non vedo particolari segnali di ripresa», sostiene Gabriele Roghi, responsabile della consulenza agli investimenti di Invest Banca, secondo cui «il supporto in area 18.550-18.600 del future Ftse Mib rappresenta un livello che potrebbe segnare le sorti di breve termine del listino. Una sua tenuta - aggiunge - potrebbe riportare positività e far rimbalzare l'indice verso quota 20.200-20.250. Una rottura aprirebbe una fase più critica con primo target in area 18.000 al cedimento della quale il target successivo sarebbe posto in area 17.600-17.700».

Più ottimista Riccardo Ambrosetti, presidente dell'omonima sim di asset management, che spiega: «I nostri modelli di equilibrio indicano alte probabilità di un recupero di valore presumibilmente oltre quota 20.000 entro fine anno».

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