
Un colpo al cerchio e uno alla botte. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ieri si è esercitata in un equilibrismo dialettico notevole, indice di elevata tensione politica intorno al tentativo di scalata di Unicredit su Commerzbank. La banchiera centrale, infatti, in audizione davanti all'Europarlamento da un lato ha ribadito l'apertura alle ambizioni dell'istituto guidato da Andrea Orcel: «È un dato di fatto che il 13 marzo la Bce ha pubblicato la sua decisione di non opporsi al piano di Unicredit di convertire i derivati in una posizione che le garantirebbe una partecipazione significativa nel capitale di Commerzbank». Dall'altro lato, però, sembra dare corda a tutti quelli che da Berlino si appigliano a qualsiasi argomento pur di giustificare il riflesso pavloviano del sovranismo: «Non aggiungerò altri commenti», ha infatti proseguito Lagarde, «ma rilevo che abbiamo attraversato il periodo in cui c'erano aziende troppo grandi per fallire». Una frase che sembra adombrare un qualche timore riguardo alla nascita di un gigante europeo, un salto carpiato all'indietro rispetto alla retorica della necessità di rivaleggiare con le big d'Oltreoceano come Jp Morgan.
Del resto, al momento il più forte argomento tedesco per opporsi alle nozze Unicredit-Commerz è che in presenza di una crisi finanziaria tale da mettere in ginocchio il nuovo colosso non ci sarebbe uno strumento abbastanza grande per gestire la crisi (una posizione simile a quella esternata di recente dal professore universitario Tobias Tröger, molto ascoltato dalle parti della Cdu). E c'è già chi chiede la ratifica del Mes (che prevede un backstop bancario) prima di procedere a operazioni di tale portata. Un modo come un altro per frenare, dal momento che il governo guidato da Giorgia Meloni per il momento non intende ratificare il trattato.
Secondo quanto risulta al Giornale, però, dalle parti di Unicredit l'uscita di Lagarde non sarebbe stata percepita come ambigua. Nel corso del suo intevento, infatti, la presidente ha fatto riferimento alle regole di Basilea 3, che propongono anche vincoli sugli accantonamenti di capitale per dare alle banche margini per affrontare le crisi. Regole a cui dovrebbero aderire istituti europei e americani, con i secondi che a maggiore ragione nell'era Trump sono riluttanti ad adottare completamente le normative. «Il quadro che supporta la resilienza delle banche è di importanza critica», ha sottolineato ancora Lagarde, «non dovremmo rinunciare all'insieme di regole che fornisce alle banche la resilienza di cui abbiamo bisogno».
E poi la chiusura: «l'accordo di Basilea 3 deve essere rispettato».Intanto, ieri Unicredit ha ricevuto dalla Banca generale d'Irlanda l'ok per l'acquisizione di una partecipazione indiretta di controllo in Bpm Life Dac, nell'ambito dell'Ops lanciata su Piazza Meda.
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