EDITORIALE: "Acque agitate e scommesse vinte" / Alessandro Sallusti

Il 6 febbraio scorso usciva il primo numero de Il Giornale di Bordo. Oggi è un prodotto apprezzato dagli addetti ai lavori e dai lettori

EDITORIALE: "Acque agitate  
e scommesse vinte" / 
Alessandro Sallusti

«Benvenuti a bordo». Era il tito­lo del mio intervento sul pri­mo numero di questa nuova iniziativa editoriale. Era il 6 febbraio scorso. Il Giornale di Bordo oggi è una realtà, un’altra scommessa vinta, un prodotto apprezzato sia dagli addetti ai lavori sia dai nostri abituali lettori. Il segreto? Abbiamo affrontato i gran­di temi ( e problemi) del settore che, co­me altri comparti, ha dovuto confron­tarsi con una crisi durissima. Ma che, a differenza di altri, è stato il meno ascol­tato nei palazzi della politica. Eppure gli imprenditori continuano a lavorare, a investire, a offrire al mercato interna­zionale nuovi modelli. Senza alzare i to­ni, ma questa volta con voce ferma.

«O ci ascoltate o affondiamo tutti», sì è sentito dire spesso negli ultimi mesi. In fondo che cosa chiedono le impre­se? Chiedono un governo che governi, come in un qualsiasi Paese normale. Purtroppo, però, noi viviamo in un Pae­se anomalo. Ha ragione il presidente di Ucina-Confindustria Nautica, Anton Francesco Albertoni, quando sostiene: «Ogni giorno assistiamo all’evoluzione della politica e noi dobbiamo adeguar­ci... ». In realtà un governo c’è. Bloccato da un manipolo di irresponsabili che in­seguono sogni di gloria. Chissenefrega se l’economia arranca, se le imprese chiudono. Sì, chiudono anche le impre­se del settore nautico, una forza lavoro di 120mila persone che non sono mai salite sui tetti o sulle gru per manifesta­re i loro disagi e le loro difficoltà.

Occupandosi settimanalmente di questi temi e problemi, con grande im­pegno e con documentati servizi gior­nalistici, il Giornale di Bordo è entrato autorevolmente nel Palazzo per denun­ciare i pregiudizi, la burocrazia, leggi e regolamenti superati. E per sollecitare semplici interventi amministrativi, a co­sto zero per lo Stato, che potrebbero ri­lanciare tutta la filiera. Che non è fatta solo di grandi yacht per ricchi.

In verità qualcosa si è mosso. Grazie al gran lavoro del presidente Albertoni e dei suoi più stretti collaboratori nel­l’ambito di Ucina, la politica - ovvia­mente con i suoi tempi - si è avvicinata alla nautica. Non a caso nell’ultimo an­no il dialogo con le istituzioni, in partico­lare con i dicasteri dello Sviluppo eco­nomico, delle Infrastrutture e della Semplificazione è stato costruttivo e ha dato anche dei risultati. Che però non bastano.All’appello sono mancati-no­nostante i ripetuti solleciti, due ministe­ri strategici per questo settore: l’Am­biente e il Turismo.

Si parla tanto di «questione meridio­nale » e di

«Italia a due velocità». Se il Sud vuole davvero scommettere un eu­ro sul futuro della sua gente, riparta dal suo elemento naturale,cioè l’ambiente marino, e dall’elemento economico, vale a dire il turismo da diporto.

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