Egitto, Sisi ai media: bilanciare sicurezza e libertà d'espressione

Il candidato presidente ha invitato la stampa a convincere i lettori dell'importanza di preservare lo Stato, senza dare troppo spazio ai movimenti di protesta

Un manifesto con il volto di Abdel Fath al-Sisi in una strada della periferia del Cairo
Un manifesto con il volto di Abdel Fath al-Sisi in una strada della periferia del Cairo

Che la sicurezza nazionale sia uno dei temi centrali nella campagna elettorale di Abdel Fattah al-Sisi non è affatto un mistero. L'ex capo delle forze armate, candidato alla presidenza in Egitto, lo ha detto nella prima intervista concessa ai media egiziani e lo ha confermato ieri, in un incontro di quattro ore con i principali editori del Paese.

Sisi si è concentrato sul rapporto tra stampa e democrazia, chiedendo di non dare particolare rilievo a temi come la libertà di parola e più in generale ai movimenti di protesta, sostenendo la necessità di bilanciarli con le esigenze di sicurezza.

L'ex feldmaresciallo ha ribadito che i giornali dovrebbero concentrarsi sul compito di convincere i cittadini dell'importanza di "preservare lo Stato egiziano", piuttosto che "creare scetticismo nella società", aggiungendo che milioni di persone non riescono a guadagnarsi da vivere a causa delle proteste, "manifestazioni d'instabilità" che tengono lontani i turisti.

Il candidato presidente ha messo in guardia dal guardare alle democrazie occidentali, "stabili per centinaia di anni" e catapultare lo stesso modello in Egitto, dove il percorso di transizione potrebbe richiedere "20 o 25 anni" e le richieste sono "idealistiche".

Le indicazioni di Sisi non fanno che ribadire le difficoltà che incontrano i giornalisti in Egitto, che nel 2013 è risultato - secondo i dati del Committee to Protect Journalists (Cpj) - il terzo Paese più pericoloso per la stampa.

La cacciata di Mohammed Morsi, nel golpe di luglio, ha dato il via a un giro di vite nei confronti dei media legati o considerati vicini al gruppo politico-religioso dei Fratelli Musulmani. Sotto accusa anche al-Jazeera. Tre giornalisti dell'edizione inglese sono in carcere da più di quattro mesi, un corrispondente dell'edizione in arabo da quasi nove.

Sul fronte della libertà d'espressione un grosso vincolo è posto dalla "legge sulle manifestazioni" approvata a novembre, che vieta gli assembramenti privi d'autorizzazione e ha portato in carcere diversi attivisti.

L'unico rivale di Sisi alle elezioni, Hamdeen Sabahi, ha promesso, se eletto, di cancellare la legge.

Ieri, in un'intervista televisiva concessa alla Cbc, ha accusato Sisi di copiare le idee dal suo programma politico e accusato l'ex militare di non essersi opposto ai Fratelli Musulmani, durante la presidenza di Morsi.

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