Assange: "Obama rinunci alle accuse contro di me"

Il fondatore di Wikileaks arringa i suoi sostenitori barricato nella sede diplomatica a Londra. L'Ecuador tratta perché non torni negli Usa dove rischia la pena di morte

Julian Assange nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra
Julian Assange nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra

Finalmente Julian Assange ha detto la sua. Barricato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, il fondatore di Wikileaks ha arringato i suoi sostenitori dal balcone della sede diplomatica. "L’Ecuador, una coraggiosa nazione, ha preso una posizione per la giustizia", ha detto ringraziando l'America Latina e i chi lo ha "appoggiato anche se i loro governi non lo hanno fatto". L'australiano quindi ha rivolto un appello a Barack Obama perché liberi Bradley Manning - il militare sospettato di essere la fonte dei "leaks" - rinunci alla "caccia alle streghe", cioè alle accuse che potrebbero costargli la pena di morte: "Bisogna uscire da questo momento di oscurità. Gli Usa devono tornare indietro sulle loro decisioni e devono capire che non devono perseguirmi, non devono perseguire la democrazia".

Prima di lui a parlare è il suo legale, che ha annunciato "un’azione legale per proteggere i diritti legali di Wikileaks e di Assange stesso". L'avvocato Baltasar Garzon ha aggiunto che l'australiano non ha intenzione di gettare la spugna, ma vuole combattere per la verità e la giustizia.

L'australiano è al centro di un incidente diplomatico tra i due Paesi. Dopo la decisione da parte del Regno unito per l'estradizione in Svezia, dove è accusato di violenze sessuali nei confronti di due donne, Assange ha infatti chiesto e ottenuto asilo politico a Quito e si è rifugiato nell'ambasciata. A nulla sono valse, finora, le minacce delle autorità britanniche di irrompere nella sede diplomatica per arrestarlo.

L'Ecuador ha intanto aperto a un possibile "rilascio" di Assange per consentirne l'estradizione a Stoccolma, a patto che Svezia e Regno unito promettano di non consegnarlo agli Stati uniti dove rischia la pena di morte per l'affaire Wikileaks. Un impegno che piace anche all'organizzazione che ha rivelato migliaia di segreti di Stato Usa. Il suo portavoce Kristinn Hrafnsson ammette che questa soluzione potrebbe essere una "buona base" per "negoziare un modo per mettere fine a questa storia".

Potrebbe essere in effetti proprio questa la svolta dato che il ministro degli esteri svedese, Carl Bildt, ha assicurato che nel Paese scandinavo "l’aggressione sessuale è considerato un delitto serio"m na che "anche prendendo in considerazione le procedure legali, non possiamo mai estradare verso un dato paese chi deve affrontare la questione della pena di morte".

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