Fidanzati uccisi: il gip ridimensiona l’accusa al pirata

L’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale non ha retto. Stefano Lucidi resta in carcere, ma con una diversa qualificazione giuridica del reato. Il gip Roberta Palmisano ieri ha interrogato in carcere il pirata della strada che giovedì sera in via Nomentana ha travolto e ucciso con la sua Mercedes due fidanzati in scooter e ha derubricato il reato in omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento, ipotesi molto meno grave di quella formulata dal pm Carlo La Speranza. E questo nonostante ieri, durante l’udienza di convalida, il perito della Procura abbia consegnato l’esito di una consulenza tecnica che dimostra come l’auto di Lucidi viaggiasse ad una velocità di 85-90 chilometri all’ora («come un proiettile», secondo il pm) quando ha investito Flaminia Giordani e Alessio Giuliani.
Una velocità molto elevata per attraversare un incrocio urbano, per di più con il rosso. Le valutazioni del consulente e dei testimoni avevano convinto il magistrato a contestare l’omicidio volontario: Lucidi, cioè, correndo in quel modo e non rispettando il semaforo ben sapeva che avrebbe potuto uccidere qualcuno. Per il gip, invece, quella di Lucidi è stata una colpa cosciente: non c’è la prova che «abbia accettato consapevolmente il rischio del verificarsi dell’evento». Questo sarebbe provato «dal fatto che egli ha frenato e sterzato a destra, in questo modo ponendo in essere la “controvolontà” che connota l’ipotesi di colpa cosciente». Lucidi, cioè, pur comportandosi in modo «spericolato e incurante delle regole e pur avendo consapevolezza di tale pericolosità astratta, ha confidato nella propria abilità alla guida e l’evento non può essere attribuito alla sua sfera volitiva». Per il gip l’indagato, assuntore di cocaina e dalla personalità violenta, deve rimanere in carcere perché c’è il pericolo che commetta altri reati contro la persona. Quella sera, «nonostante fosse senza patente e malgrado il suo stato emotivo alterato per la violenta lite in corso con la fidanzata, non ha esitato a mettersi alla guida e a lanciare la sua auto ad alta velocità senza curarsi dell’obbligo di arresto al semaforo». Il giudice ha tenuto inoltre presente anche la condotta di Lucidi successiva alla tragedia, la sua fuga incurante dei due corpi sull’asfalto e il tentativo di far riparare l’auto dal carrozziere. Oltre alla consapevolezza, condivisa con la fidanzata Valentina Giordano (ma sempre negata davanti agli inquirenti), di aver ucciso due persone. Un attimo dopo l’impatto, infatti, la giovane avrebbe sentito lui urlare: «Oddio, Vale, li ho ammazzati». E lei: «Fermati assassino». Non viene tralasciato neppure il fatto che Lucidi, al quale era stata tolta la patente nel 2001 perché sorpreso al volante sotto l’effetto di stupefacenti, non aveva mai fatto richiesta di un nuovo permesso di guida perché le analisi di rito avrebbero provato che continuava a fare uso di droga.
Il pm La Speranza, che avrebbe contestato addirittura l’omicidio volontario con dolo diretto se il conducente della Mercedes non avesse neppure provato a sterzare, ha già annunciato che impugnerà la decisione del gip.

L’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale dei familiari delle due vittime, è «sconcertato» per la derubricazione ad omicidio colposo: «Sarà mio impegno combattere questa battaglia di legalità e di giustizia perché un fatto così drammatico sia sanzionato come deve essere».

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