Formazione professionale: Antitrust contro la Regione

Viola i principi della concorrenza l’aver affidato in esclusiva i corsi a due associazioni di categoria

Formazione professionale: Antitrust contro la Regione

L’Antitrust «bacchetta» la Regione Lazio per i corsi di formazione professionale. Quelli nel settore distributivo, necessari agli esercenti per aprire bar o attività commerciali che hanno a che fare con la somministrazione di cibo o bevande - osserva l’autorità garante della concorrenza e del mercato - devono essere adeguati ai principi della concorrenza. Le norme, insomma, vanno cambiate in modo che tutte le realtà lavorative legate alla formazione possano operare liberamente sul mercato. Dove sbaglia la Regione? Nell’affidare in esclusiva alle associazioni di categoria, dunque Confcommercio e Confesercenti, l’organizzazione dei corsi di formazione, «riducendo così - osserva l’Antitrust - in modo artificioso il numero dei soggetti che potranno offrire la formazione, con effetti anche sulle possibilità di scelta dell’utente finale». «Il quadro - sottolinea ancora l’autorità garante - risulta aggravato dalla conseguente esclusione dal settore di tutti quei soggetti che, in passato, svolgevano tale attività». E difatti è stata proprio l’Asip, l’associazione scuole ed istituti professionali, a presentare l’esposto che ha portato alla pronuncia dell’Antitrust e alla relativa segnalazione inviata ai presidenti delle giunte e agli assessori competenti. «Nella Regione Lazio - scrive l’Asip - le nuove normative emanate hanno di fatto attribuito in esclusiva, tramite una convenzione stipulata ad-hoc, tale attività di formazione a due associazioni di categoria, Confcommercio e Confesercenti, sottraendola alle scuole autorizzate e creando il tal modo un vero duopolio, con grave turbativa del libero mercato e della libera e corretta concorrenza, assistito anche da un finanziamento di fondi pubblici regionali per un ammontare di euro un milione e 500 a fondo perduto, provocando in tal modo un ingiusto danno economico alle oltre 30 scuole autorizzate che operano nella formazione in quella tipologia di corsi, nonché una forte contrazione dei livelli occupazionali nel medesimo comparto». Tante scuole, infatti, prive del normale afflusso di clienti, sono costrette a chiudere i battenti. E questo mentre la Confcommercio e la Confesercenti non sono in grado di rispondere alla domanda degli aspiranti commercianti, che non sanno dove e quando frequentare i corsi, visto che «dal settembre del 2006 le due associazioni ne hanno attivati in tutto il Lazio soltanto due o tre». Con la conseguenza che molti cittadini laziali sono stati costretti ad «emigrare» in altre regioni per conseguire il necessario requisito professionale. C’è poi una non secondaria questione economica: «Le due associazioni - denuncia l’Asip - grazie al nuovo regime di operatività in assenza di libera concorrenza, hanno già provveduto ad elevare le tariffe dei corsi a euro 1200 rispetto ai 500/600 da sempre richiesti dalle scuole autorizzate». Motivi più che giusti, secondo l’Antitrust, per «bacchettare» la Regione.

«Il sistema - scrive l’autorità garante - non sembra neppure garantire e tutelare gli utenti finali che, dovendo accedere ad un’offerta formativa, risultano privati della possibilità di scelta tra una vasta gamma di prodotti formativi e tra una pluralità di soggetti qualificati».

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