Il fronte dell’amnistia ora condanna Prodi

«Il Professore dica come la pensa e faccia il mediatore con Ds e Margherita»

Il fronte dell’amnistia ora condanna Prodi

Roberto Scafuri

da Roma

Buttata in tribuna la palla dell’amnistia, restano in campo le discussioni tra i giocatori. Giocatori non sempre in buona fede. Ironizzano i leghisti sulla Rosa nel pugno, colpevole di aver sollecitato una partita difficile e di minoranza, come si è visto l’altro giorno sugli spalti della Camera. «Più che Rosa nel pugno, un pugno nello stomaco: alla giustizia, alla legalità, alla sicurezza...», infierisce il capogruppo padano Gibelli. Se è scontata la rissosità tra squadre diverse, più grave appare l’ennesima crepa che si intravede nello spogliatoio dell’Unione. «Grave l’atteggiamento dei Ds e il silenzio di Prodi», attacca Marco Pannella, patròn dell’iniziativa pro carcerati.
Eppure è un tema «sociale, che dovrebbe essere di sinistra - lamenta il leader radicale -, e invece da una parte non c’è stata nemmeno una parola, un barlume, un respiro... E dall’altra i Ds intervenuti in aula con la Finocchiaro hanno fatto un discorso più infelice persino di quanti hanno fatto sì che dall’amnistia si arrivasse all’indultino...». Pannella è rammaricato, anzi ancora una volta amareggiato. A colpire è che i temi posti dalla Rosa vengano sistematicamente ignorati, «come se non esistessimo». Così non si può andare avanti, dice il guru radicale. La misura si colma con piccole gocce cinesi, tipo quella del prodiano Monaco, che insiste a chiedere allo «stimabile» Sdi di «temperare e correggere Pannella» per dare alla Rosa «un profilo più agevolmente integrabile con la coalizione». Una logica doppiamente offensiva, capace di irritare persino un «santino laico» come Roberto Villetti, numero due socialista. Villetti non esita a parlare di «questione aperta» con l’Unione, che rende necessaria l’«apertura di un confronto».
A ferire di più è l’«inaccettabile indifferenza», per dirla alla Villetti. «I nostri amici del centrosinistra devono prendere atto che esiste un nuovo soggetto politico, la Rosa nel pugno, e apprezzare la scelta dei radicali di allearsi con l’Unione. Addirittura Pannella ha dichiarato di voler essere il “giapponese” di Prodi...». Che volere di più? Invece, nei comportamenti, pare che vecchie e nuove «forze oscurantiste» si annidino anche nel centrosinistra per erigere muri di gomma e recinti di contenimento ai temi che fanno parte della grande tradizione laica, socialista e radicale. «Altro che battaglia mediatica - reagisce con fredda logica Villetti -. Noi non facciamo minacce, non siamo dei Mastella in trattativa, però esigiamo rispetto. La Rosa nel pugno non è un problema, bensì una risorsa dell’Unione. Una coalizione dove vi sono persino forze orgogliosamente comuniste e castriste, verso le quali non si avanzano certo le obiezioni dello spessore di quelle che vengono rivolte a noi... La difesa della legge sull’aborto, l’eliminazione del finanziamento alle scuole private per privilegiare l’istruzione pubblica, i Pacs e la rimessa in discussione del Concordato, causata dalle ingerenze di Ruini e non certo da noi, sono alcuni dei temi con i quali Prodi e l’Unione devono arrivare a confrontarsi. La laicità è un valore costitutivo del nostro Stato e non fa perdere voti, tutt’altro...».
Già, Prodi. Socialisti e radicali si aspettano che finalmente «dica come la pensa sull’amnistia», magari svolgendo un ruolo di mediazione tra le differenti visioni emerse tanto all’interno dei Ds quanto tra Margherita e Unione. Anche il leader della sinistra ds, Cesare Salvi, invoca la ricerca di una «posizione comune». Il presidente del Comitato della marcia di Natale, don Antonio Mazzi, ha invece inviato una lettera a Prodi per scuoterlo dal torpore. «Incontrati con Berlusconi», chiede al leader.

A questo punto solo questo miracolo potrebbe far rigettare in campo a gennaio, quando si voterà in segreto, un provvedimento di clemenza bipartisan. Facendo appena in tempo a non veder annegata la speranza dei detenuti tra le risse elettorali.

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