G8, i giudici fanno «saltare» il processo ai no global

Piero Pizzillo

Clamoroso!Potrebbe slittare di alcuni mesi il più importante dei processi che si collegano al G8, quello a carico dei 25 no global, alla sbarra per devastazione e saccheggio, lesioni e danneggiamenti (come tutti ricorderanno, essendo state le immagini teletrasmesse in tutto il mondo, in quei tragici giorni del luglio 2001 la città venne messa a ferro e fuoco). Si tratta del procedimento che sta più a cuore ai cittadini, costretti a subire la violenza dei rivoltosi e i danni da loro prodotti (è vero, c’è stato l’episodio della morte di Carlo Giuliani, ma non va dimenticato che è stato colpito nel momento in cui andava all’assalto dei tre carabinieri, già feriti, che si trovavano dentro il Defender tenendo tra le mani un estintore). Proseguono i tre processi nei confronti delle forze dell’ordine. Uno, in relazione blitz della polizia (sera del 21 luglio 2001) nelle scuole Diaz e Pascoli, a carico di 29 poliziotti (dirigenti e funzionari), accusati, a vario titolo, di lesioni a danno dei manifestanti, arresto illegale degli stessi, calunnia e falso. L’altro vede a giudizio 45 persone(dirigenti, funzionari e agenti, sia della polizia di Stato che della penitenziaria carabinieri e cinque medici), accusati di presunte violenze fisiche e morali commesse ai danni degli arrestati durante i disordini e portati nella caserma di Bolzaneto. Il terzo concerne riguarda l’episodio della sassaiola nelle vicinanze della questura, che vede coinvolto l’ex vice capo della Digos, Sandro Perugini, accusato d’aver colpito con un calcio al viso un minorenne di Ostia, e cinque agenti. Ebbene, non vi sono problemi per questi tre processi, mentre quello ai no global dovrebbe fermarsi per qualche tempo. Il perchè è presto detto. Il presidente del tribunale giudicante, Marco Devoto (uno dei pretori d’assalto degli anni ’70, impegnato nel sociale, simpatizzante di «Comunione e Liberazione»), sarà chiamato al Csm, essendo subentrato a Lanfranco Tenaglia, eletto nel Veneto, ma dimissionario in quanto candidato della Margherita alle politiche. Siccome ambedue i magistrati appartengono alla corrente Unicost, essendo Devoto il primo dei non eletti, gli spetta di diritto il posto nel Csm. Potrebbe rinunciare, ma ciò creerebbe dei problemi: sia perchè verrebbe meno al mandato che gli è stato affidato dai colleghi che lo hanno votato (non è stato eletto per pochi voti), sia perchè, essendo entrambi di Unicost, verrebbe ad essere alterata la composizione delle componenti della magistratura. Quali le strade praticabili per uscire dal’impasse? «É impensabile buttare via due anni di lavoro - ha detto il procuratore aggiunto Mario Morisani, e ripartire da zero, con un nuovo collegio».

Quindi, considerando che il mandato scade a luglio, con probabile proroga di qualche mese, il processo dovrebbe ripredere in settembre - ottobre (in base ai reati contestati la prescrizione è ventennale). Nei prossimi giorni il «plenum» del Csm dovrebbe ratificare la nomina di Devoto».

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