Gaza piomba nel caos, assalto al valico di Rafah

Liberati in serata i tre membri della famiglia inglese rapiti tre giorni fa nei Territori. Il lungo silenzio dei sequestratori aveva fatto temere per la loro sorte

Gian Micalessin

Doveva rappresentare l'embrione del nuovo Stato palestinese, invece a quattro mesi dal ritiro israeliano Gaza è già il deserto del diritto. In questa nuova anarcopoli ieri una banda di poliziotti esasperati appoggiati da un groppuscolo di miliziani di Fatah ha assaltato il valico di Rafah, costringendo alla fuga gli osservatori dell'Unione Europea. Così - mentre i doganieri europei si rifugiavano in una base israeliana - i palestinesi assistevano sconsolati alla chiusura dell'unica via d'uscita dalla Striscia non sottoposta al controllo dello Stato ebraico.
La farsa è durata solo qualche ora, ma è un altro segnale del caos dilagante. Ieri sera, in compenso, si è sbloccata la vicenda della 25enne volontaria inglese Kate Burton, rapita tre giorni prima assieme al padre Hugh e alla madre Helen. Mentre cominciava a diffondersi un serio allarme, fonti giornalistiche britanniche, poi confermate da dirigenti della sicurezza palestinese, hanno annunciato l’imminente rilascio dei tre.
Consapevole del crescente disordine e del malessere di tutta la popolazione il leader di Fatah Marwan Barghouti, grande favorito delle elezioni del 25 gennaio nonostante la condanna a cinque ergastoli comminatagli da Israele, lancia un appello scusandosi per la corruzione e «gli errori commessi da Fatah in questi anni». Barghouti, rientrato da numero uno nella lista di Fatah dopo averne fatto estromettere la vecchia guardia "arafatiana", ha chiesto ieri ai palestinesi di «concedere a Fatah una nuova opportunità rinnovandole la fiducia per un'ultima volta».
La vicenda che ha portato alla temporanea fuga degli osservatori europei e alla chiusura del valico di Rafah inizia giovedì pomeriggio. Ad innescarla è l'arresto di un trafficante di droga legato ad uno dei tanti clan delinquenziali della Striscia. Poche ore dopo un gruppo di uomini armati circonda la stazione di polizia dov'è detenuto il trafficante, ne chiede il rilascio e sottolinea la richiesta aprendo il fuoco sull'edificio. La risposta della polizia scatena una battaglia urbana che dilaga fin sotto la residenza di Gaza del presidente palestinese Mahmoud Abbas e causa l'uccisione di un poliziotto e di uno sfortunato passante. Ieri mattina i colleghi dell'agente ucciso, i suoi familiari e un gruppetto di miliziani di Fatah decidono di far pressione sull'Anp per ottenere l'immediata esecuzione del detenuto. E per aver la sicurezza di venir ascoltati decidono di puntare su Rafah. Quel transito, garanzia per la prima volta in trent'anni di una minima liberta di movimenti, rappresenta l'unico vantaggio concreto conseguito dalla popolazione palestinese dopo il ritiro israeliano. Per il centinaio di poliziotti e simpatizzanti conquistarlo è un gioco da ragazzi. I primi a tagliare la corda sono gli uomini della sicurezza palestinese. Dietro si muovono i disarmati osservatori europei, tra cui il comandante italiano e un gruppetto di carabinieri, costretti a chiedere asilo in una vicina base israeliana. Il ritiro europeo determina l'immediata chiusura di Rafah, che rimane per tre ore nelle mani dei poliziotti in rivolta. La riapertura arriva dopo la rituale trattativa, il ritiro degli agenti e il ritorno ai loro posti delle forze di sicurezza dell'Anp e degli osservatori europei.
Non è ancora invece stato chiarito in seguito a quale trattativa sia stato ottenuto il rilascio della volontaria inglese e dei suoi due genitori rapiti mercoledì non distante dal valico di Rafah. Ancora ieri Ala Housni, capo della polizia di Gaza, minacciava di usare la forza. «Sono dei nemici del popolo palestinese - aveva detto Ala Housni parlando dei rapitori -, li prenderemo anche a costo di impiegare la forza».

Ma nella stessa conferenza stampa aveva ammesso di non avere alcuna informazione né sui rapitori, né sulle loro intenzioni, né sul possibile luogo di detenzione della famiglia inglese. Poi, in serata, la svolta positiva.

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