Giovani attori a confronto col futurismo

«Provochiamo nel pubblico parole e atti imprevedibili»

Sergio Rame

Tra applausi di pubblico e critica continuano con successo le serate di «Assaggi 2006». Questa sera sul palcoscenico del Teatro Libero lo spettacolo di Claudio Augelli e Mariano Furlani, Attori futuri(sti...mah...boh), un salto indietro agli inizi del Novecento in un viaggio che è a metà tra l'omaggio e l'ironia.
Uno spettacolo senza precedenti. Un'attenta analisi ai movimenti futuristi del primo Novecento. «Provocare nel pubblico parole e atti assolutamente impreveduti, perché ogni sorpresa partorisca nuove sorprese in platea, nei palchi e nella città la sera stessa, il giorno dopo, all'infinito», dal palcoscenico del Teatro Libero il manifesto di un movimento a noi fin troppo lontano, ma che rievoca ancora quella ventata di novità che, dopo le spinte innovatrici della Belle Époque, invase i salotti culturali.
«Il lavoro ha preso spunto dai testi e dal Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista ai primi del Novecento - spiegano i due autori - e si è sviluppato accogliendo le proposte degli allievi che si ispiravano ad altri testi della prima metà del Novecento». Testi teatrali ma non solo. Anche alcuni romanzi e racconti hanno, infatti, attraversato il lavoro. Proprio Marinetti scriveva che «il coraggio, l'audacia e la ribellione sono elementi essenziali della nostra poesia».
Il risultato è così diventato un calderone di spunti diversi che, strizzando l'occhio al futurismo, un po' lo omaggiano e un po' lo «oltraggiano». Un misto eclettico che unisce ironia ed estasi letteraria, andando a riesumare «il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno».
«Non vi è più bellezza se non nella lotta - scriveva Marinetti da Parigi, il 20 febbraio 1909 - nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro». Proprio per questo, il lavoro pur concedendo spazio per i singoli, ha posto l'attenzione sull'ascolto corale. Il coro, infatti, come una sostanza fluida, si comprime, si dilata, crea continui cambi di spazio e ritmo supportando, ma anche «ostacolando» i singoli testi.
Una sensibilità futurista, infatti, non può accettare facilmente la coabitazione con autori come Luigi Pirandello o Anton Checov.

Non è un caso che, circa un secolo fa, Marinetti chiudesse il suo Manifesto invocando il canto «dall'ampio petto, il volo scivolante degli aeroplani»: «È dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo».
Attori futuri(sti...mah...boh) Teatro Libero, via Savona 10, ore 21, info 02-8323126, ingresso 16 euro

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