Giovani cantanti ma senza forza sul testo di Gluck

da Pisa

O sul taccuino o nella mente o più sovente in tutt'e due, si torna dalla Toscana con una serie di nomi di luoghi da rivisitare con calma, respirando boccate d'antica civiltà. E chi ci va a cercare eventi e occasioni musicali, come torna? Ho ascoltato in due sere successive un'opera al Teatro Verdi di Pisa e un concerto nella Basilica di San Frediano a Lucca.
Pisa raccoglie giovani cantanti con bando di concorso internazionale e ne seleziona un nugolo in grado di far vivere un'opera classica, quest'anno Paride ed Elena di Gluck. Bizzarro il fatto che da mezzo mondo vengano a Pisa per un autore tedesco del Settecento; ma lodevole iniziativa. Fra l'altro lo stupendo librettista è di Livorno, Ranieri de' Calzabigi. Poi, peccato, i maestri chiamati a formare i giovani interpreti non fanno fiorire nulla. Le parole son dette con attenta indifferenza; il peso del dolore e il fuoco della gioia, odio e amore, incantamento e ironia, passano indistinguibili nelle gole talora affaticate dei cantanti. Il direttore, Bressan, è un maestro del coro eccellente; ma com'è vero che è un altro mestiere! Quanta piattezza, e quanto poca sincronia. Andrea Cigni, crede che per fare il regista emergente basti ricorrere alla stravecchia immersione dei personaggi ben vestiti da epoca quasi moderna in una scena di lindo professionismo (firmata Lorenzo Cutuli) fra luci dosate con bella arte (di Fiammetta Baldisserri) e farli passeggiare su e giù, le donne in parti femminili con mossette picci picci, e se in parti maschili spesso sedute a gambe larghe sui gradini in proscenio, fra balletti volonterosi di ciclisti e altri. La gente applaude abbastanza, povero Gluck.
A Lucca, la Toscana si guarda nello specchio. Per le rapide e rare composizioni sinfoniche e per la Messa giovanile del lucchese Puccini, pur con l'orchestra e il coro di Bologna, il viareggino Nicola Luisotti, designato direttore dell'Opera di San Francisco. Folla, applausi.

Luisotti sceglie i punti nodali delle partiture, sa esaltare i contrasti, sfrutta bene i cantanti, qui scelti con felice proprietà per attraenti voce e fraseggio, Francesco Demuro e Gabriele Viviani. Se appena vorrà mitigare lo sbandieramento del gesto, sarà ancora più intenso, ma già ora la sua ascesa è motivata e meritata. Quella di Puccini, poi...

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