Il governo: troppi statali, via in 400mila

Oggi Uil a congresso, il segretario Angeletti pronto alla guerra con Padoa-Schioppa su salari e costo del lavoro

Antonio Signorini

da Roma

Gli statali sono circa tre milioni e mezzo. Ma bisognerebbe ridurli di 300-400 mila unità. A quantificare i potenziali esuberi tra i lavoratori dello Stato, degli enti pubblici e delle autonomie locali è il ministro alla Funzione pubblica Luigi Nicolais, nella prima intervista rilasciata da quando è in carica. La posizione del ministro Ds non è distante da quella dei sindacati di categoria. Anzi, nei primi incontri avuti con i segretari delle organizzazioni della funzione pubblica ha assicurato che in consiglio dei ministri li difenderà dalle forbici del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, in particolare a proposito del rinnovo dei contratti. La stessa intervista aveva l’obiettivo di dare il suo sostegno di massima alla proposta avanzata dalle organizzazioni dei lavoratori: l’assunzione di 300 mila lavoratori precari in cambio di esodi incentivati.
Ma l’effetto non è stato esattamente quello voluto, visto che i sindacati non si sono riconosciuti nelle argomentazioni di Nicolais. Il battagliero segretario di Fp-Cgil Carlo Podda esprime dubbi. «Sono anni che studio questo settore e sinceramente non saprei dire quanti sono i lavoratori che potrebbero uscire dalla pubblica amministrazione». Ci sono lavoratori, questa in sintesi l’argomentazione di Podda, la cui uscita sarebbe dannosa, ad esempio gli infermieri e i vigili del fuoco. Per la stessa ragione Podda non condivide l’idea dell’economista Ds Nicola Rossi, che ha proposto 100 mila prepensionamenti. Secondo il sindacalista, dello strumento per l’ormai inevitabile riduzione dei costi della pubblica amministrazione si può discutere, ma non a partire dal numero di statali da ridurre.
E comunque, a preoccupare i sindacati, più che i 3-400 mila dipendenti pubblici di troppo annunciati da Nicolais, sono i sacrifici annunciati da Padoa-Schioppa. Il pubblico impiego «non può essere considerato solo un costo, una voce in rosso come appare da certe voci che girano», protesta. La preoccupazione è che alla fine il governo proponga un cosa simile a quella accennata dallo stesso Nicolais e cioè che le nuove assunzioni, comprese quindi le regolarizzazioni dei precari proposte dai sindacati, non superino «un quarto, al massimo un terzo» dei posti lasciati liberi.
E preoccupa anche l’annunciata moratoria sui contratti del pubblico impiego. Il rinvio del rinnovo non è una strada praticabile. E Podda conferma che la Cgil-Funzione pubblica non farà sconti al governo Prodi: «Ci aspettiamo un segnale di cambiamento dal governo. Se invece si vorrà agire in assoluta continuità rispetto agli anni precedenti, noi non potremo non agire in continuità con noi stessi». In altre parole si riserverà al governo dell’Unione la stessa cura di scioperi riservata all’esecutivo Berlusconi.
Di tutto questo parlerà oggi anche il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, che ieri ha aperto a Roma il congresso nazionale della sua confederazione. Un’assise tutta centrata sulla difesa del lavoro, come suggerisce lo slogan dell’assise («Il lavoro vera ricchezza del Paese). Ma anche, e soprattutto sulla difesa dei salari, vero pallino di Angeletti da quando la sinistra è andata al governo lasciando meno spazi di manovra alla Cgil. Angeletti proporrà meno tasse sul lavoro, chiedendo quindi al governo di concentrare il taglio del cuneo fiscale sulle buste paga.

Ma da Angeletti arriverà soprattutto il rifiuto alla riedizione della moderazione salariale, che il ministro dell’Economia considera invece una parte essenziale del piano di risanamento dei conti. Per il leader della Uil, invece, incrementare i salari significa favorire i consumi e quindi anche la crescita.

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