I bramini della finanza sopravvissuti agli scandali

Citibank, una delle più grandi banche del mondo, per non fallire ha ottenuto più di 300 miliardi di dollari in garanzie dal Tesoro americano: si tratta di una fideiussione favolosa che vale un quinto dell’intera ricchezza prodotta in un anno dall’Italia. Il management della banca non è cambiato. Il suo presidente e artefice delle sciagurate diversificazioni finanziarie è Bob Rubin, uno degli uomini del presidente. Sotto la cui ala c’è metà dello staff economico di Obama.
Fannie e Freddie, le due agenzie semipubbliche, che continuano a bruciare miliardi di dollari dei contribuenti americani, avevano nel loro consiglio di amministrazione Rahm Emanuel. Che oggi è stato promosso a capo dello staff del presidente. Obama si intende.
Nel giorno in cui i tre falliti delle auto di Detroit si sono presentati al Congresso con il cappello in mano per ottenere qualche spicciolo, si sono sentiti chiedere da un parlamentare: «Chi di voi tre non è venuto con il suo jet privato?». Dopo un paio di settimane si sono ripresentati al Congresso e si sono fatti fotografare a bordo di un’auto ibrida, elettrica. Uno di loro (Wagoner della Gm) nel 2000 disse: «Il futuro sarà di più Suv e meno automobili».
Passiamo agli uomini senza nome. I gestori dei fondi hedge sono rinomati (se qualcuno avesse voglia si legga l’illuminante «Hedgehogging» di Barton Biggs) per le alte commissioni che chiedono ai propri clienti. Negli ultimi anni, mentre incassavano commissioni da favola, si sono fatti infinocchiare da un signore americano di nome Madoff che gli ha rifilato carta straccia per 50 miliardi di dollari. Neanche un giretto nel suo ufficio si sono fatti prima di beccarsi questa «sola».
Arriviamo rapidamente a casa nostra. Il presidente del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa, Bazoli, scrive del «ruolo sociale delle banche». E nel frattempo contribuisce al finanziamento miliardario del signor Zaleski, il cui unico scopo era comprare a debito azioni di società quotate, compresa la banca che Bazoli dovrebbe sorvegliare. Ovviamente quando scoppia il caso Bazoli ritiene di far nascere una Fondazione etica.
Il numero uno di Unicredit, Alessandro Profumo, è un paladino del mercato. Sennonché pochi giorni prima del colossale crollo delle quotazioni della sua banca nega la necessità di un aumento di capitale che dopo poco invece lancia.
E infine il fantastico Ruggero Magnoni, numero uno di Lehman in Italia e non solo. In televisione pontifica sull’errore commesso dall’amministrazione americana nel lasciar fallire il suo giocattolo. Non prima di aver rassicurato il pubblico della consistenza del suo patrimonio: molto superiore ai 20 milioni di euro persi nel fallimento di Lehman.
Fermiamoci un attimo. La nostra lista è lunghissima. Ma ha un comune denominatore. Vi è una fascia, una generazione di bramini della finanza che reputa se stessa al di sopra di ogni sospetto. Vi è una generazione di intoccabili che si è cucita addosso uno statuto di irresponsabilità.
Sono gli unici lavoratori al mondo che vengono pagati, anzi strapagati, senza dover essere mai chiamati alle proprie responsabilità. Una genia di Finance trash a cui non passa per l’anticamera del cervello l’idea della propria fallacità.
Se questa crisi insegna qualcosa è proprio questo. Il sistema economico mondiale non sta trovando la capacità di espellere le tossine velenose che lo hanno alimentato. In una gigantesca bolla dell’ipocrisia, la crisi economica e finanziaria è diventata il paravento dietro al quale si nasconde una classe sociale di intoccabili. Un mercato che funzioni correttamente remunera adeguatamente chi merita, e nel contempo sanziona altrettanto adeguatamente coloro che clamorosamente falliscono.
In giro per il mondo sembra invece che si sia aperto un gigantesco paracadute sociale per la difesa del privilegiato, del più forte.

È forse questo l’aspetto più preoccupante di una crisi, che come tutte le crisi, potrebbe avere anche un effetto positivo se distruggesse creativamente.
L’impressione è che qua le macerie della distruzione le ramazzino solo i contribuenti.
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