I fantasmi della villa

La villa dei misteri. È questo il nuovo logo di Villa Pamphilj, sede della maxi riunione dell’Unione per discutere della maxi Finanziaria e preparare un nuovo maxi emendamento. I grandi misteri, dunque, e tra questi tre su tutti. Il presunto accordo, le previsioni macroeconomiche, la nuova riforma delle pensioni. Nella nostra vita non abbiamo mai visto una riunione che mette insieme l’intero Consiglio dei ministri, i segretari dei partiti, i capigruppo parlamentari e i presidenti delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera e del Senato. In tre ore cinquanta persone possono solo aver discusso e concordato indirizzi generali, o meglio ancora, generici. L’accordo stipulato, dunque, è servito solo ad esorcizzare i fantasmi del complotto e a rilanciare il noto appello di Francesco Saverio Borrelli «resistere, resistere, resistere». E che tutti vogliano resistere non c’è alcun dubbio, anche perché nei contenuti ciascuno spera nel cedimento dell’altro.
Il secondo mistero è dato dalle previsioni macroeconomiche. Il presidente del Consiglio ha parlato di una crescita del 3% del Pil. Non sappiamo da chi abbia avuto questa notizia, dal momento che lo stesso governo nel settembre scorso ha confermato alla Camera l’obiettivo programmatico di una crescita dell’1,3% per il 2007, e per gli anni successivi dell’1,5-1,7%. Può darsi che nell’ultimo trimestre di quest’anno si possa crescere del 3% per garantire, così, una media annua dell’1,5-1,7 nel 2006. Ma questa è altra cosa rispetto a una crescita del 3% l’anno. Tutte le volte che nel passato è stata aumentata la pressione fiscale su famiglie e imprese, si è avuta recessione o bassa crescita. Così avvenne per la maxi manovra di Amato nel ’92 dopo la quale si innescò la più grande recessione del dopoguerra (un milione di posti di lavoro perduti), e così è avvenuto nel quinquennio del centrosinistra ’96-2001 durante il quale l’Italia fu il fanalino di coda in Europa per tasso di crescita (in verità negli ultimi anni l’Italia è cresciuta poco, anche in presenza di riduzione della pressione fiscale). Non si capisce, allora, come con un forte incremento generalizzato della pressione fiscale (almeno 1,5% di Pil) l’economia possa crescere. A non crederlo, ripetiamo, è lo stesso governo nei suoi documenti di bilancio.
Nel terzo ed ultimo mistero glorioso si contempla l’annuncio di una nuova riforma delle pensioni. Viste le notizie che arrivano dal fronte sindacale, è il caso di dire «non aprite quella porta». L’eliminazione del cosiddetto «scalone» nel 2008, la possibilità di andare in pensione anche a 58 anni con qualche piccola penalizzazione, gli incentivi per rimanere in servizio oltre i 61 anni quando già oggi è stabilito per legge che dal 2010 sarà questa la nuova età pensionabile, è tutto un mix di norme che aggrava la spesa previdenziale. Il centrosinistra, peraltro, non è mai riuscito a fare una riforma previdenziale. Se oggi vuole modificare quella già esistente e avere l’accordo dei sindacati, dovrà solo aprire i cordoni della borsa. E questa sarebbe una nuova bomba ad orologeria sul risanamento dei conti pubblici.
In ultimo la cosa che più ci sconcerta è l’assenza in questa Finanziaria di misure capaci di dare una «scossa» all’economia per farla ripartire alla grande. Il cuneo fiscale non aumenterà la competitività del nostro sistema produttivo per la scarsità di risorse e per le pazzoidi modalità della sua applicazione, che si risolveranno in una piccola detrazione fiscale su imprese e famiglie largamente superata da altre imposizioni tributarie. Pochi, infine, i quattrini per ricerca e innovazione.

Non vorremmo apparire «bastian contrari», ma con una Finanziaria di questo tipo l’economia italiana non andrà molto lontano e Villa Pamphilj resterà negli annali della storia repubblicana come il luogo della nuova «opera buffa».

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