Impegno civile Sfida alla «morale unica»

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno spira sul rogo dell’Inquisizione cattolica per eresia. Il 17 febbraio 1848 Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna, concede i diritti civili a valdesi ed ebrei. E’ la prima volta che in Italia si può essere italiani senza essere cattolici. Non è un caso, dunque, che i fondatori della Consulta milanese per la laicità delle Istituzioni abbiano deciso di formalizzarne la nascita proprio il 17 febbraio, anno 2009. Erano diverse centinaia le persone di ogni età (parecchi sotto i 40 anni) che affollavano la sala Alessi di Palazzo Marino per partecipare alla presentazione della Consulta. Anche, evidentemente, per ascoltare il nutrito parterre dei relatori, coordinati dal giornalista Gianni Barbacetto. A tenere le redini della serata, Samuele Bernardini, coordinatore della Consulta. Con lui, tra gli altri, il costituzionalista Vittorio Angiolini, la filosofa Roberta De Monticelli, il medico Francesco D’Ambrosio, la sociologa Marianella Sclavi e la giurista Marilisa D’Amico. La cronaca, ancora presa dal caso Englaro, in un certo senso ha aiutato il varo dell’iniziativa. Un argomento affrontato dai presenti con equilibrio e consapevolezza; con razionalità e moderazione. Insomma, un dialogo, un confronto. Mai scontro. Questa, in estrema sintesi, la sostanza (ma evidentemente anche la forma) del nuovo «contenitore» della Consulta, che a Milano segue l’esperienza apripista di Torino (territorio, guardacaso, sotto «influenza» valdese»), ma che si ispira a modelli anglosassoni, più specificamente statunitensi. E la cronaca di Eluana è solo l’ultimo anello di una sequela di atteggiamenti sbagliati che sprofonda nella storia d’Italia, fatta di scontri ideologici e posizioni di fazione (e non di parte, che è cosa ben diversa). Unica costante: l’assenza di umanesimo, di razionalità, di dialogo. E del rispetto del cittadino. Sempre più suddito. Sempre meno civis. La preoccupazione della Consulta e dei suoi animatori è tutta qui: «la Consulta si propone di monitorare l’attività delle istituzioni milanesi e lombarde - spiega Bernardini -, denunciare iniziative in contrasto con i principi di laicità e libertà costituzionali, organizzare momenti di informazione e formazione.

E si batterà per il primato della libertà di scelta e di coscienza individuale sui temi “eticamente sensibili“, contrastando l’approvazione di leggi che tendono a imporre a tutti la stessa morale». Per questo dispiace che tra i sottoscrittori dello statuto del neonato organismo manchino (almeno per ora) associazioni di stampo dichiaratamente liberale. Per questo ci sarà molto da lavorare.

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