Ragazzi fragili ma non cretini

Non chiamateli gay perché di gaio questi ragazzini non hanno nulla, patiscono più degli altri le asprezze della vita perché di solito hanno una sensibilità più acuta

Via Arpie, lasciate in pace il ragazzino che si è suicidato. Non dilaniate le sue spoglie per alimentare la legge sull'omofobia. I ragazzi oggi hanno piume di cristallo, sono fragili, in guerra con la loro vita. Molti soffrono, alcuni si uccidono per un rimprovero o un brutto voto, perché si sentono inadeguati agli standard e alle performance, perché si sentono diversi (ipodotati, ipertimidi, troppo bassi, troppo grassi, omosex, brutti, difettati) o perché respinti da ragazze o ragazzi. Ciascuna storia è diversa dall'altra. I ragazzi deridono ogni diversità, è il loro modo bastardo e puerile per sentirsi integrati nel gruppo. E invece subito montano le arpie per rubare l'anima a un ragazzo e affiggerla nella bacheca dell'omofobia (e le famiglie si scaricano d'ogni cosa). L'omosessualità è stata messa in vetrina, è tema primario ogni santo giorno.

E questo scatena gli eccessi, l'omolatria e l'omofobia e la guerra assurda sulla sessualità di un ragazzino. I ragazzi fragili meritano più tenerezza, supplemento di affetto, prove di amicizia in più. Non leggi, isterie contro la Reazione in Agguato, campagne per la promozione omosex.

Non chiamateli gay perché di gaio questi ragazzini non hanno nulla, patiscono più degli altri le asprezze della vita perché di solito hanno una sensibilità più acuta. L'omosessualità per loro è soprattutto un dramma interiore, non un mero fatto sociale; non ci si uccide per una battuta o un sms ma per un conflitto tra desideri e realtà. Quei ragazzi sono fragili, mica cretini.

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