Bindi solo seconda. Vincono Finocchiaro e Damiano. Exploit Picierno. Bocciato il renziano Gori

Sarà anche un'«Italia giusta» quella vista da Pier Luigi Bersani, ma l'impressione è che sia partita col piede sbagliato. Almeno a guardare le primarie parlamentari del Pd. Il dato che emerge chiaro e tondo è che i tanti giovani sbandierati dal segretario, che dovevano sbucare da ogni parte come lucertole al sole, ci sono ma non si vedono. Quelle che si notano bene, invece, sono le solite cariatidi del partito, le nobildonne del Pd che sono in Parlamento da quando sulla Terra camminavano i dinosauri e che per l'occasione si sono travestite da apprendiste della politica.
Eccone una: la presidentessa, Rosy Bindi che si è presentata alla platea di Reggio Calabria, dove Bersani stravinse nel derby contro Renzi. Di rinunciare a una seggiola a Roma non ci ha pensato neppure, anzi, quando qualcuno gliel'ha fatto notare si è pure incavolata. Ma ha precisato che si sarebbe ripresentata per puro spirito di servizio. Ci mancherebbe. Così, sebbene pensionabile, per non privare il partito della sua insostituibile esperienza, Bersani l'ha inserita tra le dieci eccezioni, dandole una risciacquata e presentandola come nuova. Zia Rosy si è quindi conquistata un posto nel mondo alle prossime Politiche. Vittoria non schiacciante però: 7.527 voti, dietro al consigliere regionale Demetrio Battaglia (8.362). «Chi come me è in politica da molti anni è giusto che abbia chiesto un parere agli elettori». Qual sensibilità, sempre per puro spirito di servizio, s'intende. Poi c'è quella che nel partito sa come si portano i pantaloni, Anna Finocchiaro, promossa a Taranto, città che portò fortuna al segretario in tempi di primarie, fischi dell'Ilva a parte. L'altra damigella di Bersani è Barbara Pollastrini, ex ministra per le Pari opportunità, la più votata in assoluto a Milano con 4.527 voti. Rimanendo sull'usato sicuro, successone anche per l'ex ministro del lavoro Cesare Damiano il più votato a Torino e provincia con 5.998 preferenze superando il segretario provinciale del partito, Paola Bragantini.
Ma finalmente ecco il nuovo. Cominciamo dal Sud. Pina Picierno, che però non si può dire essere una pupilla di PierBersy, in quanto franceschiniana, sbanca a Caserta con oltre 5mila preferenze conquistando il secondo posto. Ma è Angelica Saggese, 40 anni, segretario generale al Comune di Agerola (Salerno), la vera sorpresa in Campania: 9mila voti e telefonata premio di Bersani per i complimenti. La più votata in Lombardia è un'altra donna: la trentunenne bresciana Miriam Cominelli che ha incassato 6.413 voti su 14.591 votanti. E il consigliere regionale Giuseppe Civati a Monza, su 8.678 votanti ha preso 5.503 voti con la percentuale bulgara del 63,4%.
Ma il dato più entusiasmante di questa parata democrat di San Silvestro arriva dai renziani, che a sorpresa perdono un po' ovunque. Caso di studio è quello di Bergamo dove lo spin doctor di Matteo Renzi, Giorgio Gori è arrivato solo quarto (2.500 voti) e rischia il posto. Scaricato da Bersani («Chi ha lavorato ha avuto il suo premio») e snobbato dallo stesso Renzi su Twitter («Faccio un grande in bocca al lupo a tutti i candidati che si sono messi in gioco»), Gori non ha potuto far altro che prendersela con il silenzio del sindaco di Firenze in queste settimane.

L'esatta sintesi della débâcle renziana arriva da uno degli ultimi transfughi del Pd, Mario Adinolfi: «Vedo i miei amici renziani passati a fil di spada. Non sono primarie aperte, votano solo quelli più dentro al partito. Sono primarie di apparato». Ma per puro spirito di servizio. S'intende.

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