Il Cav pensa a sfidare Bersani: "La sinistra è sempre la stessa"

Berlusconi tentato dal ritorno: gli avversari non cambiano mai. Renzi? È finito stritolato dalla vecchia burocrazia del partito comunista. È scontro nel Pdl

Il Cav pensa a sfidare Bersani: "La sinistra è sempre la stessa"

Il day after di un faccia a faccia teso e difficile Berlusconi lo trascorre in quel di Arcore in attesa di vedere come si chiuderanno le primarie del Pd. Sabato scorso le oltre quattro ore di riunione con Alfano sono state lunghe e complesse, ma la domenica il Cavaliere la vuole dedicare in buona parte al riposo. Almeno fino a quando non si chiudono i seggi del Pd che - come da previsioni - vedono vincere Bersani.

Un risultato atteso, certo. Ma che per l'ex premier costituisce un primo decisivo step nell'avvicinarsi a quella che sarà poi la sua decisione finale sulla nuova discesa in campo e sul lancio della Forza Italia 2.0. Già, perché è chiaro che la candidatura di Bersani a Palazzo Chigi legittima in qualche modo un ritorno in prima linea del Cavaliere. Non solo cade la questione generazionale, ma - ragiona in privato Berlusconi - dimostra che «la sinistra è sempre la stessa, sempre uguale e non cambierà mai». Renzi «è bravo», spiegava qualche giorno fa il Cavaliere ad un ex ministro. E se non riuscirà a battere Bersani - era la sua convinzione - sarà solo «a causa della vecchia burocrazia di partito che finirà per stritolarlo». E in questa direzione andrebbe un'eventuale campagna elettorale di un Berlusconi che ritirerebbe fuori i vecchi cavalli di battaglia, su tutti l'anticomunismo.
Insomma, il primo tassello dell'eventuale ritorno in campo è sistemato. Un tassello per molti quasi decisivo, tanto che sono giorni che Verdini (e non solo lui) teorizza che Berlusconi dovrebbe rompere gli indugi adesso: nelle prossime 24 ore, legando la scelta di tornare in prima linea al fatto che «la sinistra è sempre la stessa» e che «è necessario arginarla» come lo fu in passato. Questo consigliano in queste ore i cosiddetti falchi.

Difficile, però, prevedere cosa davvero farà l'ex premier. Che in queste situazioni ha la capacità di tenere le carte coperte fino ad un secondo prima dell'annuncio (come nel 2007 con il predellino in piazza San Babila) e che la prossima settimana avrebbe più d'una ragione per sciogliere la riserva. Non solo la vittoria di Bersani, ma anche il tavolo della riforma elettorale che non potrebbe che ballare dopo una nuova discesa in campo del Cavaliere. E già, perché il punto è che al Senato si sta giocando una partita decisiva visto che parte del Pdl vorrebbe forzare la mano e approvare la riforma del sistema di voto nonostante la contrarietà di Berlusconi alle preferenze. In privato, Verdini con l'ex premier è stato chiarissimo: «Ti vogliono fregare». Non è un caso che ieri Bondi abbia mandato un messaggio chiaro ai suoi colleghi senatori: «Non voterò mai la reintroduzione delle preferenze». Che non sembrano appassionare neanche la Ravetto: più importante, per esempio, «candidare persone che accettino di rinunciare a metà della loro indennità per devolverla in un fondo per le famiglie». Più trachant il Cav. «Le preferenze - confida in privato citando il caso Fiorito - fanno solo entrare le procure nella campagna elettorale».
La battaglia sulla legge elettorale, dunque, sarà il secondo tassello.

Con un Pdl che - nonostante Alfano inviti all'unità perché «divisi siamo condannati all'irrilevanza» - è sempre più sfilacciato. In molti, infatti, fanno pressing sul segretario per sganciarsi da Berlusconi. Che ha capito l'aria: si sono messi in testa di andare avanti senza di me, si accomodino...

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