Macché, è l'ultimo atto di uno Stato invadente

L a questione del divorzio breve penso vada letta a partire da un dato culturale: il declino dell'istituto matrimoniale, quale conseguenza della crisi di ogni decisione che abbia (...)

(...) conseguenze. Tendiamo a vivere come «signorini insoddisfatti», per usare la formula di José Ortega y Gasset, e vorremmo che ogni decisione fosse reversibile. Questo è impossibile, perché ogni nostra scelta pesa in qualche modo sul futuro, ma certo aveva ragione Kenneth Minogue, ne La mente servile, quando parlava degli uomini odierni come di eterni single. Anche quando si uniscono, un uomo e una donna rischiano di pensarsi sempre come separati e pronti a prendere un'altra strada. Senza tirare in ballo la religione, secondo Minogue a portarci in questa situazione è il declino dell'individuo, di chi prende decisioni e si assume la responsabilità di quanto fa. Non siamo disposti a deciderci per sempre e nemmeno accettiamo che le scelte che abbiamo fatto abbiano un peso.
Ma da dove viene questa crisi? Un fattore cruciale è l'espansione del potere statale, la progressiva burocratizzazione di ogni ambito e l'espansione del welfare state. In effetti, il divorzio breve arriva a completare un processo di trasformazione della società che ha avuto nella statizzazione del matrimonio un passaggio cruciale. Tradizionalmente, il matrimonio era legato a relazioni interpersonali e accordi pattizi, definiti dalla tradizione, e da cerimonie e regole di carattere religioso. Quel matrimonio aveva caratteri differenti nelle distinte culture, ma certo aveva una sua solidità. Non c'è dubbio che il declino della famiglia è una questione fondamentale, dato che la società ha nel matrimonio un proprio pilastro: un'istituzione che cambia nel tempo, ma che in condizioni sempre nuove continua a svolgere un ruolo cruciale. È un'istituzione da salvare, senza dubbio, ma per provare a farlo sarebbe bene sottrarla allo Stato e alla sua regolazione.

Quanti hanno a cuore la famiglia, allora, più che all'abolizione del divorzio dovrebbero pensare all'abolizione del matrimonio (di Stato). Riprendiamoci i nostri rapporti più importanti, costruiamoli noi con le convinzioni e i nostri valori, definiamoli a partire da ciò in cui crediamo. A quel punto è possibile che qualcosa cambi.

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