Renzi lancia la sfida alla Cgil: "Neoassunti senza articolo 18"

Lo staff di Renzi lavora al piano per riformare il lavoro. Yoram Gutgeld, spin doctor del segretario, propone un contratto indeterminato per i neoassunti svincolato dall’articolo 18

Renzi lancia la sfida alla Cgil: "Neoassunti senza articolo 18"

"Sul lavoro partiamo dal piano del Pd, partiamo da noi e non dalla Cgil che fa un altro mestiere. Ci confrontiamo con tutti ma noi siamo il Pd non la Cgil che fa un altro mesiere". Parlando della riforma del lavoro in occasione dell'appuntamento #matteorisponde su Twitter, il neo segretario del Pd Matteo Renzi annuncia un piano a trecentosessanta gradi da inserire nel piano di coalizione. Una piano che, partendo da un mercato del lavoro in continuo fermento, garantisca maggiori flessibilità per imprese e lavoratori e che, di fatto, estromette la Cgil dalla trattativa. Perché, tra i punti sul tavolo, c'è l'ipotesi di introdurre un contratto a tempo indeterminato per i neoassunti che non prevede l'articolo 18. Una mossa che mette in discussione il totem della sinistra radicale aprendo, di fatto, il braccio di ferro con i sindacati.

Una manciata di minuti prima che Renzi troncasse con la Cgil, Susanna Camusso aveva tentato un ultimo abbocco: "I dialoghi sono per forza possibili. Non esiste l’impossibilità del dialogo ma poi vale il merito delle proposte". E le proproste del neo segretario non sono affatto compatibili con il dna del segretario della Cgil. Il piano a trecentosessanta gradi verrà pronto entro un mese. E verrà sottosposto al premier Enrico Letta. Ci sta lavorando, a tempo pieno, tutto lo staff del sindaco di Firenze. In prima linea c'è Yoram Gutgeld. Il deputato piddì è il vero spin doctor economico: autore del libro Più uguali, più ricchi mixa il pensiero economico di McKinsey alla dottrina renziana. In diverse occasioni è già saltato fuori il suo nome per un eventuale incarico di governo. Renzi lo vedrebbe bene al Tesoro. Tra le priorità di Gutgeld ci sono "l'abbattimento choc da 20 miliardi delle tasse con i proventi delle privatizzazioni di Poste, Ferrovie, Rai, municipalizzate e dei campioni nazionali quotati", la rinuncia all'Alta velocità Torino-Lione, la lotta all'evasione con "l'eliminazione del denaro per i pagamenti tra imprese", l'inezione di 4 miliardi di euro dal ricalcolo delle pensioni sopra i 3.500 euro e, appunto, la creazione di un "contratto unico stabile senza articolo 18 per i lavoratori". A queso sta lavorando anche con la responsabile Lavoro Marianna Madia, il responsabile Economia Filippo Taddei e il responsabile Welfare Davide Faraone. "La stella polare è il modello scandinavo, la flexsecurity, che avevamo già lanciato 4 anni fa alla Leopolda - spiega Faraone al Corriere della Sera - bisogna riformare drasticamente, agendo su due binari paralleli: il lavoro e lo Stato sociale".

Nel piano, che a partire da domani sarà discusso alla segreteria del Pd, c'è il contratto a tempo indeterminato per i neoassunti svincolato dall’articolo 18. "Nei primi anni i nuovi assunti possono essere licenziati a fronte di un indennizzo certo definito in anticipo e di un supporto alla riqualificazione professionale e alla ricerca di un nuovo lavoro - spiegava Gutgeld in una intervista - credo che bisogna essere realisti. Oggi i contratti a tempo indeterminato non vengono più fatti e l’accettazione delle tutele progressive è l’unico modo per evitare la totale precarizzazione del lavoro". Insomma, un "contratto di lavoro stabile a protezione progressiva" che, pur eliminando il reintegro mantenga l’indennizzo. Eppure, quando ci aveva provato il governo Berlusconi a toccare l'articolo 18, la Cgil aveva fatto il diavolo a quattro e portato tre milioni di persone in piazza. Era il 2001. Da allora la Cgil non è affatto cambiata.

Per non scontentare Camusso e compagni, Gutgeld pensa di rispolverare una vecchia proposta del giuslavorista Pietro Ichino, cioè quella di introdurre un sorta di contratto indeterminato di inserimento. "Temi come l’articolo 18 non devono essere più tabù - spiega Faraone al Corsera - è chiaro che possono esserci meno garanzie che in passato, ma come contrappeso ci sarà una rete di protezione più ampia".

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