La Sacra Famiglia spera in Berlusconi. "Ci darà una mano"

All'istituto di Cesano Boscone con gli anziani che il leader di Fi assisterà. C'è chi non lo vuole: ha tradito i pensionati. Gli ottimisti: il suo aiuto ci serve

La Sacra Famiglia spera in Berlusconi. "Ci darà una mano"

Nostro inviato a Cesano Boscone (Mi) - Viali alberati. Carrozzine. Padiglioni rifatti di recente. Facce svirgolate e, se possibile, la routine del dolore. La Sacra famiglia è una città della sofferenza multistrato: ci sono i giovani con handicap mentali, i bambini deformi, gli anziani chiusi nella loro regressione, i malati terminali nel guscio dell'hospice, i vegetativi. E poi centinaia di pendolari della riabilitazione. Un tempo il muro di cinta, fra la minuscola Cesano Boscone e i grattacieli dell'incombente periferia milanese, era un confine invalicabile: le famiglie, fulminate dalla disgrazia, mollavano sulla porta quegli innocenti sfortunati e cercavano di dimenticare. Nel piccolo cimitero ci sono lapidi che raccontano storie incredibili: l'anno scorso è morto a 99 ani un ospite portato quaggiù all'età di tre anni. A Cesano c'è stato quasi per un secolo. Oggi le porte sono più girevoli, oggi si entra e si esce. C'è il volontariato e c'è il teatro, risistemato e riaperto a ottobre con un concerto di Eugenio Finardi. Ora la stagione prosegue con i comici di Zelig ma qualcuno fantastica sul Cavaliere: «Salirà sul palco e farà il suo show». Chissà.

L'ingresso, austero, è presidiato da un custode con i baffoni vintage alla Vittorio Emanuele. Qualche passo, una curva, un'altra svolta e si arriva davanti ad una palazzina: il San Luigi. Qui potrebbe atterrare il Cavaliere. In un clima di diffidenza se non di ostilità. Il comitato di accoglienza è guidato da Marcella, una signora combattiva: «Come mai viene qua? Sulla forca dovrebbe andare. Aveva promesso, aveva promesso il mondo a noi pensionati. Ma non ci ha dato nulla. Non lo vogliamo». Nella saletta polifunzionale quattro signore giocano a briscola. La Carla sta per uscire, dopo due mesi di cure, e non nasconde la propria frenesia: «Da domani non ci sarò e vi mancherà il quarto giocatore. Potreste chiamare Berlusconi». «Non lo voglio - ribatte Aquilina, rocciosa novantenne di Ascoli Satriano, Foggia - Ho avuto sedici figli e i ragazzi sono cresciuti con Michele Placido che è del mio paese. Ma Berlusconi qui non mi piace: mio marito, bersagliere, era più bello». «Ma tu - risponde Carla - non devi sposarlo. Tu hai una voce splendida: potrebbe accompagnarti al pianoforte o alla chitarra». Risata.

Pazienti e parenti si pongono tutti la domanda delle domande: che cosa farà in concreto Berlusconi? Il direttore Paolo Pigni prova a spiegare: «Affiancherà i volontari. Potrà spingere le carrozzine. O fare compagnia agli anziani. Giocare a carte. Conversare con loro». Enorme il ventaglio dei bisogni, interminabile catalogo delle buone azioni. Ma Pigni ha già fatto due calcoli: «Abbiamo un bilancio di 85 milioni, più venti della casa di cura Ambrosiana e ogni anno registriamo qualche milione di disavanzo. Le rette non bastano per coprire i costi».

Non chiede nulla Pigni, ma certo un bonus sarebbe gradito. La Sacra Famiglia è nata nell'ormai lontano 1896, per iniziativa di monsignor Domenico Pogliani, ed è un perfetto esempio di quel cattolicesimo sociale che alla fine dell'Ottocento si spese per migliorare le condizioni delle persone più svantaggiate, ma oggi è dura guadagnare visibilità. Non è facile farsi largo in mezzo alla concorrenza agguerrita di onlus e associazioni che combattono il cancro, le malattie più devastanti, le patologie più diffuse in nome della scienza e vendono un futuro verniciato di speranza. Invece i riflettori di mezza Italia e non solo sono puntati su questa fondazione, un piccolo impero controllato dalla curia di Milano. Pigni si divide fra l'inviato del Guardian, la tv finlandese e la diretta con le reti Mediaset, mezzo mondo ha scoperto quel puntino che tutti i milanesi conoscono ma in termini vaghi, come una sorta di Cottolengo ambrosiano. Nessuno lo vuol dire apertamente, ma è da settimane che la diocesi, interpellata dall'Ufficio per l'esecuzione penale esterna del Palazzo di giustizia, accarezzava questa soluzione. Dal tribunale di Milano chiedevano una risposta adeguata, anche sul piano logistico, ad un personaggio così ingombrante e la Caritas, braccio armato della diocesi, aveva subito individuato la Sacra Famiglia. Una cittadella, in grado di offrire impegno e discrezione, con ingressi secondari per sfuggire alla calca dei fotografi. Adesso la scelta è ufficiale. Lino, 74 anni, una gamba malandata e simpatia per il Nuovo centrodestra di Alfano, la considera una soluzione azzeccata: «Vedrà, Berlusconi s'innamorerà di questo luogo che per Cesano è come la Fiat a Torino, anzi di più perché qui non hanno smantellato nulla e l'attività è cresciuta nel tempo. Berlusconi farà del bene e riceverà del bene. Ci guadagnerà lui, ci guadagneremo noi».

«Magari qualcuno spera in un contributo per pagare la retta, che viaggia, salvo esenzioni, sui 1800 euro al mese. «Noi non abbiamo bisogno del suo aiuto - alza le barricate Rossana - se si presenta qua è perché gli hanno dato una pena leggera leggera, per vie traverse.

Un altro l'avrebbero messo in galera». Carla, guarita e pronta a rientrare come volontaria, va al sodo: «Ci farà pubblicità. Ne abbiamo tanto bisogno». E forse la Sacra Famiglia sarà più vicina alla metropoli che la sfiora e, in fondo, la ignora.

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