L'articolo sull'Unità che "silurò" Falcone. A scriverlo il mentore del laico Pd al Csm

A mortificare carriera e ambizioni furono l’Anm che osteggiava le sue idee contro la separazione delle carriere tra giudici e pm e soprattutto il Csm, politicizzato e ostaggio dei veti del Pci che decise di negargli le poltrone di Procuratore nazionale antimafia

Giovanni Falcone
Giovanni Falcone

Chi ha ammazzato Giovanni Falcone? La mafia a Capaci. Sì, ma il giudice era già morto, politicamente e da magistrato, dopo i tanti no che gli hanno bloccato la carriera. Oggi Repubblica ne celebra le gesta, quando era vivo lo definiva «un guitto, un ansioso esibizionista dominato da quell’impulso irrefrenabile a sciorinare sentenze sui giornali o in tv»). Fu demoralizzato dai processi mediatici orchestrati dai suoi nemici come Leoluca Orlando - al Maurizio Costanzo show, ogni tanto si vede in tv - ma a mortificarne carriera e ambizioni furono l’Anm che osteggiava le sue idee contro la separazione delle carriere tra giudici e pm e soprattutto il Csm, politicizzato e ostaggio dei veti del Pci che decise di negargli le poltrone di Procuratore nazionale antimafia, struttura che lui aveva inventato, dopo avergli negato il vertice dell’ufficio istruzione di Palermo nel 1988 e dopo aver ostacolato la sua nomina allo stesso Csm, ufficialmente perché il giudice era «amico» di due personaggi che le toghe rosse non hanno mai digerito, Giulio Andreotti e Claudio Martelli.

L’affondo peggiore però arrivò dall'Unità «Falcone è troppo legato al ministro Martelli per poter svolgere con la dovuta indipendenza un ruolo come quello», scrisse il 12 marzo 1992, un pugno di giorni prima che Falcone morisse a Capaci il membro del Csm Alessandro Pizzorusso, eletto a Palazzo de’ Marescialli su indicazione del Pci. E ancora: «Non si sa bene se è Falcone che offre la penna a Martelli o Martelli che offre la sua copertura politica», scriveva Pizzorusso, in un pezzo che sembrava più un pizzino, visto che avvisava i togati che se avessero votato per lui in plenum avrebbero perso molti voti tra i colleghi che da lì a breve avrebbero dovuto eleggere i nuovi vertici dell’Anm. Fino alla chiusura macabra: «Se Falcone non farà carriera, non sarà solo colpa del fato o di subdole iniziative dei suoi avversari».

Oggi il membro laico indicato dal Pd Roberto Romboli, la cui eleggibilità a Palazzo de’

Marescialli è appesa a un filo, è il miglior discepolo di Pizzorusso. Ne valeva davvero la pena indicarlo al Csm e convincere le toghe rosse a fare di lui il vicepresidente? A molti sembra l’ennesimo oltraggio a Falcone.

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