San Raffaele, quel muro che fa morire un’università

Blindato l’ufficio della presidenza nel timore di un assalto degli studenti

San Raffaele, quel muro che fa morire un’università

Fino a ieri il muro tra le Sigille e gli studenti del San Raffaele è stato solo metaforico. Fino a ieri, appunto. Ora è spuntato anche un muro vero. Proprio di fronte all'ingresso dell'ufficio di Raffaella Voltolini, la presidente del cda dell'ateneo. «Non è un muro - precisano i collaboratori della «seguace» di Don Verzé - è solo una paratia di legno». Il messaggio resta lo stesso: di qui non si passa. D'accordo, non si tratta di un muro di cemento, sono solo quattro assi di legno fissate in mezz'ora di lavoro con chiodi e martello. Ma anche se si fosse trattato di un semplice nastro per sbarrare l'accesso, il significato sarebbe stato lo stesso.

«È chiara la chiusura totale nei nostri confronti da parte della presidente - protestano gli studenti - Abbiamo più volte chiesto un incontro che non c'è mai stato». Pochi giorni fa Raffaella Voltolini aveva detto di capire appieno la situazione degli studenti, ma alla sua dichiarazione di interesse non è seguita nessuna comunicazione agli universitari.

I ragazzi, che hanno sospeso la loro occupazione, oggi non escludono di riprendere la protesta. «Quel muro ci manda un chiaro messaggio - commentano - Significa che l'accordo non è vicino e quindi la presidente teme qualche blitz». Le uniche tensioni, all'interno dell'ateneo, nei giorni scorsi sono state quelle davanti agli uffici dei dipendenti amministrativi, a pochi metri dalla stanza della Voltolini. Gli universitari hanno cercato di impedire l'ingresso agli impiegati e, di tutta risposta, la direzione ha fatto intervenire gli agenti della Digos. Per alleggerire la tensione, i giovani medici hanno risposto alla chiusura della presiden del cda con disegni e scritte spray sulla barricata di legno. «Non dire no» hanno scritto, accompagnando il loro appello con un fiore, in segno di apertura.

La protesta degli studenti è proseguita in piazza: ieri sera in centinaia si sono radunati in piazza Duomo per un mini corteo-fiaccolata fino a piazza Scala. Alla manifestazione hanno partecipato anche medici, docenti e i genitori dei ragazzi. Sì, proprio loro, che hanno finanziato gli studi dei figli a suon di rette da 12mila euro all'anno e che ora vedono infrangersi il sogno di quasi 3mila ragazzi. A gran voce tutti chiedono che le conseguenze delle lotte intestine tra università Vita e Salute (in mano alle Sigille) e ospedale (in mano a Giuseppe Rotelli) non ricadano sugli studenti. Oggi anche il Consiglio regionale presenterà una mozione per spronare a una soluzione in tempi brevi. E, almeno, salvare il prossimo anno accademico. Anche se, in questa situazione di incertezza, è comprensibile che le aspiranti matricole ci penseranno due volte prima di affrontare il test d'ingresso.

Altro nodo da risolvere è quello dell'ospedale e dei 244 licenziamenti. Ieri riunione fiume tra i mediatori dell'agenzia incaricata dalla Regione Lombardia, i rappresentanti della squadra di Giuseppe Rotelli e dell'ad Nicola Bedin e i sindacati. Durante l'incontro, a porte chiuse, l'azienda ha snocciolato i tanto attesi numeri relativi al bilancio richiesti mesi fa dai lavoratori. E sembra che i toni delle trattative siano un po' più morbidi rispetto ai tavoli dei mesi passati.

L'assessore regionale Valentina Aprea si è detta ottimista sul raggiungimento di un accordo. In tempi brevi. Mentre sono in corso le trattative l'azienda si impegna congelare le lettere di licenziamenti, i sindacati a non scioperare e a non organizzare blitz all'interno dell'ospedale.

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