"La libertà difesa dai No Vax? Quella di finire in ospedale"

L'imprenditore pavese Angelo Gandini, ricoverato da marzo 2020 per 8 mesi, ha ripreso ora a camminare e dice: "Io non li capisco"

"La libertà difesa dai No Vax? Quella di finire in ospedale"

«Io mi emoziono quando vedo fare un passo. Non ci rendiamo conto della gioia di poter fare un passo». Angelo Gandini sta facendo un passo dopo l'altro, faticosamente, da quel giorno che ha irrimediabilmente cambiato la sua vita. Per due mesi è stato fra la vita e la morte, altri sei li ha passati in riabilitazione. Per 4 mesi non ha visto sua moglie, poi solo per un'ora alla settimana. Finora ha usato la sedia a rotelle, ora ha cominciato a camminare con un girello ed è tornato a mangiare a tavola, ma non ha ancora recuperato l'uso della mano destra. Il Covid gli ha lasciato calcificazioni alle ginocchia e all'anca, il piede equino e neuropatie serissime. «Ho bisogno dell'aiuto di mia moglie per tutto, anche per mettermi i calzini».

Angelo ha 66 anni ed è un imprenditore, per 28 anni ha viaggiato ogni giorno dalla sua Pavia a Brescia e per oltre 20 ha guidato la seconda squadra di calcio della città, la «Frigirola». L'anno scorso, improvvisamente, si è fermato tutto. L'ultimo ricordo che ha risale alla sera del 15 marzo 2020, quando è stato caricato sull'ambulanza diretta al Policlinico. Ha perso coscienza ma ha saputo che al Pronto soccorso c'erano altre 20 ambulanze ad aspettare, tutte piene di pazienti Covid. Mentre l'Italia chiudeva per Coronavirus, è calato il buio. «Sono stato contagiato forse l'8 marzo, poi in quella settimana ho avuto un po' di febbre e affanno, niente di più, ma il 15 la febbre si è alzata, non respiravo. Mi hanno portato al Pronto soccorso. Mi sono svegliato il 5 maggio».

Per 55 giorni è stato fra la vita e la morte nella terapia intensiva del San Matteo. «Nel periodo in cui sono stato ricoverato in rianimazione - racconta - il virus mi ha attaccato ovunque, mi curavano da una parte e lui si spostava: fegato, milza, ho avuto tre arresti cardiaci, tre dialisi. Altri 6 mesi li ha trascorsi in riabilitazione. «Di quando mi sono svegliato - racconta - ricordo il dolore. Non potevano toccarmi per il dolore disumano, poi piano piano sono riusciti a sbloccarmi, ma da maggio a luglio dovevano imboccarmi». Dalla clinica è uscito il 22 ottobre. «Lì dentro, l'unica cosa che vedevo era la cima di un albero e un pezzo di cielo». La riabilitazione fisica prosegue ancora. E chissà per quanto proseguirà. L'azienda è andata avanti grazie ai collaboratori e alle telefonate, e così la società di calcio: «Devo dire grazie a tante persone meravigliose». L'anno prossimo andrà in pensione ma ora è rientrato, per quanto possibile. La domenica è tornato finalmente al campo per la partita della sua «Frigi» in Prima categoria. «Non ci speravo più». La prima squadra ha vinto e il capitano, dopo aver segnato il gol, gli è corso incontro, ha allungato la mano attraverso la rete. Lui l'ha toccata con un dito. «È stata una grande emozione». Adesso ricominciano i campionati giovanili, la cosa più bella. «Da un lato sono stato fortunato a essere qui a raccontarlo - riflette - dall'altro sono qui con tutti questi problemi. Ma sono qui».

Angelo Gandini oggi è razionale, lucidissimo. Ha la voce di un uomo provato ma motivatissimo. «Sono credente, se il Signore ha deciso che non era il mio momento, vorrà pur dire qualcosa». L'estate scorsa stava guardando in tv un servizio sui «No vax» a Lodi. «Parlava il figlio di un medico morto di Covid e portava la testimonianza di quel sacrificio. Alla fine un manifestante se n'è uscito con questa frase: Fai l'autopsia, sarà morto di tutt'altro. Ho sentito una gran rabbia. Neanche di fronte a questo la gente ha un po' di umanità? I media dovrebbero dar spazio non a chi contesta senza la minima idea di quel che è successo, ma a chi ha vissuto quel dramma». «Forse - riflette - la causa dei problemi di oggi sta nella confusione che si è vista allora, ma faccio fatica a capire qual è l'alternativa al vaccino, e perché non ci si dovrebbe vaccinare. Sono tutti professori su internet, tutti specialisti. Ma non hanno avuto un amico o un parente ammalato di Covid? La gente vuole turarsi le orecchie e parlare.

Ma di quale libertà parlano? Vogliono decidere per sé, ma se superi la libertà dell'altro sei un egoista. Non può essere questa la strada. C'è una pandemia, ci sono le risposte. Dobbiamo remare nella stessa direzione. Altrimenti l'unica libertà che difendono è la libertà del virus di uccidere ancora».

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica