"Il mio bicchiere mezzo pieno. Così ho sconfitto l'Olocausto"

Il rabbino Michael Urich è tra gli ultimi sopravvissuti. "Con la Shoah ho perso tutto, ma il bene vince sempre. Antisemitismo? Dobbiamo stare in guardia"

Un sopravvissuto torna ad Auschwitz dopo 70 anni
Un sopravvissuto torna ad Auschwitz dopo 70 anni

Intervista al Rabbino e scrittore israeliano Michael Urich, uno degli ultimi sopravvissuti all'Olocausto e autore del libro appena uscito “Il bicchiere mezzo pieno", ieri ad Ascoli, per la giornata della memoria organizzata dall'associazione "Il Portico di Padre Brown".

Urich è nato nel 1934 a Ternopol, in Polonia, figlio unico di una famiglia abbiente che, dopo la sua nascita, si trasferì a Varsavia. Nel 1940 tutti gli ebrei della città vennero chiusi nel ghetto.

Nel 1942 le cose precipitarono e il padre e la madre dovettero fuggire affidandolo a una famiglia polacca nella speranza che potesse salvarsi. La madre, che aveva scritto il suo nome, provenienza e data di nascita all’interno del suo cappotto, lo accompagnò da una donna non ebrea, Helena Stachowicz, che finse di essere sua parente. Lei aveva già un figlio di sette anni più grande di Michael che, pur conoscendo la sua storia, mantenne sempre il segreto. Michael sapeva a sua volta di non dover rivelare a nessuno la propria identità.

Nel 1944, a seguito della rivolta di Varsavia, i nazisti procedettero alla deportazione a Buchenwald degli abitanti cristiani della città. Tra questi la famiglia Stachowicz. Il marito di Helena venne ucciso e lei rimase sola con i due bambini. Michael ricorda la fame, la ricerca del carbone per potersi riscaldare, i vagoni che trasportavano cadaveri e i forni crematori.

Dopo la liberazione dal campo Helena cercò tra gli ebrei chi potesse crescere Michael e trovò nel Rabbi dr. Ya’Acov Avigdor, ebreo polacco, chi lo avrebbe condotto fino in Svizzera dove sarebbe stato ospitato in un orfanotrofio.

Molti giovani sopravvissuti di Auschwitz e Buchenwald studiarono qui dove Michael rimase un anno. In seguito tentò di ricostruire il destino dei suoi genitori ma il tentativo fu infruttuoso. Nel giugno del 1946 emigrò in Israele grazie alla Jewish Agency. Lì proseguì gli studi in una istituzione per i sopravvissuti dell’Olocausto a Bnei-Berak e in diverse yeshiva, per essere infine ordinato rabbino.

Cosa la ha spinta a scrivere un libro di memorie?

Mi sono reso conto che quanto accaduto durante l'Olocausto tende a essere dimenticato, per questo mi sono preoccupato di scrivere un libro di memorie e di farlo tradurre in altre lingue. L'ho scritto settanta anni dopo la Shoah ed è stato molto difficile tornare indietro e rivivere gli orrori vissuti.

Che significato ha il titolo "un bicchiere mezzo pieno"?

Il significato del titolo è legato al mio ottimismo. Se non fosse stato per la mia convinzione profonda che è possibile trasformare il male in bene, non ci sarebbe stato motivo di continuare a vivere dal momento che ho perso tutta la mia famiglia.

Cosa vorrebbe raccontare a un giovane europeo?

A un giovane europeo dico di essere sempre vigile poiché se non verrà posto un argine contro tutto questo antisemitismo in Europa e nel mondo, prima o poi l'Europa dovrà affrontare di nuovo giorni bui.

In un momento in cui nuovamente le comunità ebraiche europee vivono nella paura di atti terroristici, cosa pensa dovrebbe fare la società civile per proteggerle?

Innanzi tutto le comunità devono proteggersi da sole. Oggi è molto difficile capire dove e chi colpiranno. Le società e gli stati devono inoltre insegnare in tutte le scuole e in tutte le università che i cittadini ebrei sono identici agli altri cittadini.

In un epoca in cui sono in atto, alla luce del sole, nuovi genocidi per motivi religiosi, come per esempio in Siria ed Iraq con gli yazidi, i cristiani, ma anche contro gli islamici liberali, la memoria cosa può insegnare?

La memoria della Shoah insegna che se oggi si permette a gruppi come l'Isis di governare vasti territori, l'anarchia prenderà il sopravvento e ci saranno nuovi massacri.

Quali valori positivi vorrebbe tramandare alle nuove generazioni e quali errori filosofici e morali vorrebbe che le nuove generazioni sappiano individuare chiaramente come le cause che hanno portato alla tragedia dell'Olocausto?

Non

esisteva una sola ragione logica o sensata per creare l'Olocausto. Nelle scuole dovrebbe essere dedicato molto più tempo ai rapporti umani e a come comportarsi con il prossimo piuttosto che destinare il tempo solo alle nozioni.

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