Muti: "Al concerto per L'Aquila solo musicisti della città"

Muti: "Al concerto per L'Aquila solo musicisti della città"

Pronto. Maestro Muti, disturbo?
«Mmm. Stavo leggendo una romanza poco nota di Verdi. Dedicata alla Principessa Torlonia nata Colonna. La finisco».
(Resto in ascolto telefonico. Il Maestro suona. Grande cantabilità, qualche passo d'agilità: il pianoforte che mima il canto spianato dell'opera italiana).
Bella. Una cosa minore, ma alla grande.
«Sentito come Verdi fa sempre teatro, anche nelle romanze da camera? Ci sarebbe da parlar molto, sulla parola, sul gesto del canto».
Maestro, questa è un'intervista. Parleremo per ora del suo concerto all'Aquila. Siamo alla vigilia delle prove. La città è tutta in fervore: entusiasmo, volontariato... L'ha mai frequentata?
«Ci sono stato solo due volte. La prima per dirigere un concerto. Siamo arrivati tardi, c'era un gran buio, ho visto poco, ho però percepito la città, l'ho sentita. La seconda per vedere ed ascoltare mia figlia che vi recitava. I legami degli artisti con i luoghi sono fatti di molti aspetti; e si risvegliano nei momenti importanti. Ma soprattutto: come chiunque sono stato ferito dalla sventura che ne ha colpito la gente».
Chi le ha chiesto di unirsi agli artisti di qui, per un omaggio?
«Ecco, per la verità m'avevano proposto un concerto. Prima di accettare, però, ho posto una condizione, lavorare con le forze musicali aquilane. Tutte. Unirci non come in una cerimonia...»
...ma come in una celebrazione.
«No... Le parole mi fanno paura, in queste circostanze. Diciamo semplicemente e più precisamente in un lavoro. Nel fare musica tutto comincia da lì. Quando ho saputo della tragedia, ho pensato istintivamente sùbito ai musicisti. A come hanno sofferto. Qualcuno avrà perso la casa, le persone care... Hanno visto distrutti gli strumenti e i luoghi stessi della musica. M'è sembrato naturale non tanto portare chi cantasse e suonasse per la città, anche se fosse un grande complesso prestigioso internazionale, ma dare un segno di vicinanza a loro».
Riunirli e dare loro ispirazione ed energie per continuare.
«Soprattutto metterli in condizione di essere utili, sùbito, per la città ancora distrutta».
Sono impegnate tutte le forze locali, dalla Società Aquilana dei Concerti Barattelli, ai Solisti Aquilani, al Coro Gran Sasso...
«Ci saranno i professionisti e gli allievi del Conservatorio. Lavoreremo insieme, e tutte le prove saranno a porte aperte, per chi vuole partecipare ascoltando».
Il programma è stato pensato appositamente: famose sinfonie di Bellini e di Verdi, e brani mitici, da «Casta Diva» a «Va' pensiero». Con la voce toccante di Teresa Romano e quella splendida e autorevole di Ildar Abradzakov.
«Naturalmente. Pagine d'opera, di autori che sia i musicisti italiani che il pubblico hanno nel sangue. Proprio la frequenza costante dello studio dei Grandi della musica, come Mozart, Beethoven, Schubert, mi consente comunque di valutare la genialità, la qualità di scrittura, il peso estetico e morale dei pezzi che eseguiremo all'Aquila. Certo, bisogna eseguirli con grande attenzione e cura, altrimenti possono comunicare ma ad un livello molto più approssimativo. Sono pagine che hanno fatto la nostra storia, sono insieme di grande impegno e valore, ma anche di grande impatto immediato, e con tanto di sacro e di civile in cui ci si può riconoscere».
Su un piano artistico, gli esecutori saranno all'altezza?
«Sarebbe un'offesa alla nostra professione fingere che un insieme corale e orchestrale radunato per la circostanza, anche se di livello pregevole, possa avere il rendimento di compagini che dedicano la vita a migliorare l'affiatamento e sono composte da elementi tutti maturi e selezionati negli anni. Ma ogni momento ed ogni situazione sono irripetibili. In un'occasione come questa, naturalmente salvaguardata la dignità artistica, nasce un afflato, una partecipazione, una volontà di far bene, che nella musica si sente e nessuna tecnica perfetta può sostituire».
Non ci sarà il rischio dell'ufficialità eccessiva, con spettatori venuti da chissà quali parti d'Italia e dell'estero, e addirittura con la presenza del Capo dello Stato?
«Non lo penso. La tragedia dell'Aquila è stata vissuta sinceramente e profondamente da tutti.

E per il nostro Presidente Napolitano, a parte la statura politica e umana, partecipare ad un fatto artistico è sempre stato un gesto naturale. È un uomo di cultura, ama la musica. Ecco: mi sembra che questo concerto sia un fatto naturale per tutti».

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