«Non voleva darmi i soldi, l’ho massacrata»

Risolto il giallo dell’anziana pugnalata in casa. L’assassino è il nipote di 19 anni che ha confessato: «Non la sopportavo più, lei mi rimproverava perché non lavoro»

Nino Materi

Il killer era in famiglia. A uccidere la nonna è stato il nipote. Ha confessato Corrado Rigamonti, 19 anni: «L’ho fatto per soldi e perché non sopportavo che mi chiamasse “poco di buono”». Un’ammissione che è venuta quando i carabinieri di Lecco avevano già capito tutto. Le testimonianze dei vicini erano state rivelatrici: «Nonna e nipote litigavano spesso, sempre per motivi economici. Si dice che il ragazzo avesse problemi di droga». Annetta Tentoni, 82 anni, in più di un’occasione si era lasciata convincere; ma poi le richieste di danaro erano diventate continue. Arrivano così i primo «no», i primi «rimproveri». E con essi monta la rabbia di Corrado, ai cui occhi quella donna diventa una nemica: da picchiare, da odiare, da uccidere. La situazione degenerata sabato alle 13 nell’abitazione di Annetta Tentoni nel centro storico di Calolziocorte, in provincia di Lecco. A ricostruire le fasi della tragedia è stato lo stesso nipote, arrestato per omicidio aggravato da motivi di parentela. I carabinieri hanno confermato che il giovane ha reso «piena confessione»: «Avevo bisogno di danaro, ma lei ha risposto di no, dicendo che dovevo trovarmi un lavoro. Allora non ci ho visto più e l’ho colpita. Ho pensato di far sparire il cadavere, poi ho desistito. Sono salito sul treno per Bergamo, ma quando mio padre mi ha telefonato dicendo che i carabinieri volevano interrogarmi sono tornato». A scoprire l’omicidio è stato Mario Rigamonti, uno dei due figli della donna che vive nella stessa palazzina della madre; nella stessa abitazione risiede anche il nipote Corrado insieme al padre separato dalla moglie. L’anziana donna è stata trovata nel corridoio dell’appartamento, uccisa da una coltellata alla gola; sul corpo anche altre ferite inferte probabilmente con una spranga. La pista seguita fin dall’inizio dagli inquirenti è stata quella della rapina; classica la scena del crimine: stanze a soqquadro e cassetti da cui erano spariti denaro e gioielli per un valore di poche migliaia di euro. Ma un particolare ha subito colpito i carabinieri: la porta non presentava segni di effrazione, prova evidente che la donna aveva aperto al suo assassino.

Una persona, probabilmente, di cui lei si fidava; Un amico? Un parente? E ciò che hanno pensato anche i carabinieri. E per Corrado sono arrivate le manette. La sua ultima frase prima di entrare nel carcere di Pescarenico: «Mi dispiace...».

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